Ode a un genio: SLIM GAILLARD

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Questa è una dichiarazione d’amore: Slim Gaillard è l’artista la cui opera porterei sulla famosa isola deserta, potendone scegliere solo uno. Confesso quindi la mia parzialità, perché adoro questo uomo e tutto quello che ha composto e ideato (talmente tanto che pur studiandolo da anni e pur essendo scomparso da decenni, scopro spesso e volentieri qualcosa di nuovo sul suo conto).

Quanti altri possono vantare ad esempio di avere intere pagine dedicate a lui all’interno di uno dei capolavori della letteratura di tutti i tempi, di avere un ruolo fondamentale in una delle scene cinematografiche più celebri di tutti i tempi, di avere suonato con i più grandi artisti del Jazz di tutti i tempi, di avere creato una lingua nuova e di essere stato protagonista di una serie televisiva della BBC ideata apposta per lui? Tutte cose che Slim ha fatto nei suoi 75 anni di vita (1916-1991) e molto altro troverete nella sua biografia e nelle sue imprese vout-orooniche.

Andiamo con ordine. Jack Kerouac e i protagonisti della Beat Generation furono grandi fan di questo hipster (nel senso reale e storico del termine) per eccellenza. Più hep-hip-orooni di lui, ce ne sono stati pochi al mondo nel Novecento. Leggete cosa è scritto nel capolavoro On The Road riguardo all’incontro di Sal e Dean con Slim:

‘… one night we suddenly went mad together again; we went to see Slim Gaillard in a little Frisco nightclub. Slim Gaillard is a tall, thin Negro with big sad eyes who’s always saying ‘Right-orooni’ and ‘How ‘bout a little bourbon-arooni.’ In Frisco great eager crowds of young semi-intellectuals sat at his feet and listened to him on the piano, guitar and bongo drums. When he gets warmed up he takes off his undershirt and really goes. He does and says anything that comes into his head. He’ll sing ‘Cement Mixer, Put-ti Put-ti’ and suddenly slow down the beat and brood over his bongos with fingertips barely tapping the skin as everybody leans forward breathlessly to hear; you think he’ll do this for a minute or so, but he goes right on, for as long as an hour, making an imperceptible little noise with the tips of his fingernails, smaller and smaller all the time till you can’t hear it any more and sounds of traffic come in the open door. Then he slowly gets up and takes the mike and says, very slowly, ‘Great-orooni … fine-ovauti … hello-orooni … bourbon-orooni … all-orooni … how are the boys in the front row making out with their girls-orooni … orooni … vauti … oroonirooni …” He keeps this up for fifteen minutes, his voice getting softer and softer till you can’t hear. His great sad eyes scan the audience.
Dean stands in the back, saying, ‘God! Yes!’ — and clasping his hands in prayer and sweating. ‘Sal, Slim knows time, he knows time.’ Slim sits down at the piano and hits two notes, two C’s, then two more, then one, then two, and suddenly the big burly bass-player wakes up from a reverie and realizes Slim is playing ‘C-Jam Blues’ and he slugs in his big forefinger on the string and the big booming beat begins and everybody starts rocking and Slim looks just as sad as ever, and they blow jazz for half an hour, and then Slim goes mad and grabs the bongos and plays tremendous rapid Cubana beats and yells crazy things in Spanish, in Arabic, in Peruvian dialect, in Egyptian, in every language he knows, and he knows innumerable languages. Finally the set is over; each set takes two hours. Slim Gaillard goes and stands against a post, looking sadly over everybody’s head as people come to talk to him. A bourbon is slipped into his hand. ‘Bourbon-orooni — thank-you-ovauti …’ Nobody knows where Slim Gaillard is. Dean once had a dream that he was having a baby and his belly was all bloated up blue as he lay on the grass of a California hospital. Under a tree, with a group of colored men, sat Slim Gaillard. Dean turned despairing eyes of a mother to him. Slim said, ‘There you go-orooni.’ Now Dean approached him, he approached his God; he thought Slim was God; he shuffled and bowed in front of him and asked him to join us. ‘Right-orooni,’ says Slim; he’ll join anybody but won’t guarantee to be there with you in spirit. Dean got a table, bought drinks, and sat stiffly in front of Slim. Slim dreamed over his head. Every time Slim said, ‘Orooni,’ Dean said ‘Yes!’ I sat there with these two madmen. Nothing happened. To Slim Gaillard the whole world was just one big orooni.’

Essere considerati alla stregua di un Dio dai giovani ribelli creativi nordamericani degli anni ’50 non è cosa di poco conto. Cosa fece Slim per guadagnarsi questa ammirazione? Fu sempre un personaggio sopra le righe, dotato di fantasia, creatività e (auto)ironia davvero fuori dal comune. A partire dalla sua storia personale, infarcita di episodi a metà tra realtà e mito (il padre marinaio che lo dimentica bambino su un’isola greca, dove se la cavò per mesi da solo pur non parlando una parola dell’idioma locale; i suoi natali e le sue radici familiari multi-kulti mai del tutto chiarite; i mille lavori di ogni tipo, compreso il becchino e il trasportatore di alcolici per la mafia in epoca proibizionista), tutto in Slim è genio. Siccome non gli bastava parlare correntemente 8 lingue, ne creò una nuova per il suo mondo musicale ed artistico, il vout. Solo chi è dotato di vera ironia sa prendere le cose davvero sul serio, infatti provvide a fornire anche un dizionario di questo slang hipster infarcito di riferimenti a tutte le lingue del mondo e ad un immaginario Bop fantastico.

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Non da ultimo, Slim Gaillard fu un grande musicista e compositore. Attraversando praticamente tutti i generi possibili (Jazz, Swing, Blues, Boogie, Early RnB, Mambo, Rhumba, Calypso, ecc), avendo buonissima tecnica alla chitarra con uno stile paragonato a Charlie Christian e buona pratica con molti altri strumenti (suonava il piano con le mani rovesciate ad esempio), cantando in quasi tutte le lingue del mondo (oltre a quelle inventate), potè incontrare sul suo cammino tutti i più grandi, che lo apprezzarono parecchio e collaborarono con lui. Da solo o al fianco di partner fantastici ed eccentrici come i contrabbassisti Slam Stewart (che cantava in un modo particolarissimo accompagnando il suo strumento un’ottava più in basso producendo un effetto unico) e poi Bam Brown, incontrò i grandi dello Swing e del Be Bop e suonò nei locali più importanti del Jazz (Birdland su tutti). Sentiamolo qui ad esempio mentre presenta a suo modo i compagni di jam in un’incisione del 1945 in compagnia di Dizzy Gillespie e Charlie Parker:

Charlie Parker – Slim Gaillard And His Orchestra 1945 – “Slim’s Jam”

Anche se non sono moltissimi i siti di appassionati dedicati a questo personaggio speciale e la sua fama non è estesa come dovrebbe essere, vista la sua caratura, quasi tutti in realtà lo conoscono per averlo visto in duo con Slam nella più celebre scena di ballo lindy hop di tutti i tempi. Parlo ovviamente della danza scatenata che possiamo vedere nel film Helzapoppin’ (1941), preceduta proprio da un meraviglioso siparietto musicale di cui Slim&Slam sono protagonisti:

Hellzapoppin’ (1941) – Slim Gaillard & Slam Stewart – The Harlem Congeroos

Sono talmente tanti gli spunti offerti da questo uomo, che rinuncio in partenza ad una loro trattazione esaustiva, rimandandovi per ulteriori approfondimenti al link su di lui che trovate nella pagina-menù di questo blog (che si apre cliccando il quadrato con tre righe interne che trovate in alto a destra nella pagina). Avrei solo l’imbarazzo della scelta: la sua hit Down by the station che scala le classifiche di vendita delle canzoni per bambini, i suoi boogie in arabo, le composizioni originali in lingua yiddish, la censura radiofonica subita perché il testo di una sua canzone non era altro che un menù intero di un ristorante armeno e sembrava decisamente troppo “esotico” per gli USA dei suoi tempi, le sue interpretazioni televisive e cinematografiche (al fianco di David Bowie tra gli altri) negli ultimi anni della sua carriera, i suoi flirt con alcune delle più belle attrici degli anni ’40 e ’50. Vi invito di sicuro a conoscerlo in primis attraverso la sua musica, non vi deluderà. Posso consigliare per prima cosa il cofanetto in fotografia, che contiene una parte della sua carriera e ha un costo contenuto.

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Tutto quanto detto finora spiega perchè, quando decise di trasferirsi definitivamente a London nei suoi ultimi anni, la BBC dedicò al suo meraviglioso mondo un documentario a puntate, intitolato Slim Gaillard’s Civilization (difficile reperirne la versione completa, ne trovate però estratti su YouTube). Un racconto fantastico sulla sua vita di cui lui stesso è interprete e narratore. Mattatore irresistibile fino alla fine.

Non so come ringraziarti Slim, personaggi come te che hanno reso questo mondo spesso difficile e ingiusto, un po’ più bello e divertente per tutti.

Mazz Jazz aka Professor Bop

PS

Viva il mio super-eroe preferito, Vout-Oreenie Mac Rootie O’ Scoodilly Bounce O’Vouty! 🙂

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2 risposte a "Ode a un genio: SLIM GAILLARD"

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