Una breve antologia di 110 ANNI di JAZZ BALLABILE – A brief ANTHOLOGY OF 110 YEARS of DANCEABLE JAZZ

Nulla più che una breve compilation, assemblata e selezionata dal sottoscritto, per dare un’idea veloce (e spero divertente) di come la musica Jazz e il ballo si siano evoluti negli anni. Astenersi puristi e tradizionalisti. Il Jazz ballabile è una storia musicale lunga e gloriosa, unita da radici comuni (il Blues) e andamento ritmico (swing e groove). Parola di fonomescitore! 😉

Buon divertimento, buon ascolto e buon ballo,

Mazz Jazz aka Professor Bop

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GLI ANNI ’10 – IN THE ’10s

Le prime incisioni in assoluto di Jazz della Original Dixieland Jazz Band capitanata dall’italoamericano Nick La Rocca già restituiscono bene il suono che nacque nei quartieri poveri di New Orleans e poi migrò al Nord e nel mondo. Una musica fatta per strada o nei locali malfamati, per intrattenere e divertire attraverso il movimento.

“Livery Stable Blues” – The Original Dixieland Jazz Band (1917)

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GLI ANNI ’20 – IN THE ’20s

Potrebbe mai mancare in qualsiasi antologia del Jazz Louis Armstrong? No, quindi eccolo qui con i suoi fuochi d’artificio e i suoi Hot Five, tra cui in questa formazione anche il grande pianista e compositore (e poi direttore di big band) Earl Hines. Il ritmo indiavolato è arrivato a Chicago e New York e continua a infiammare i club.

Louis Armstrong and his Hot Five – “Fireworks” (1928)

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GLI ANNI ’30 – IN THE ’30s

Con la Swing Era il Jazz diventa la colonna sonora principale, non solo negli Stati Uniti. Le ballroom esplodono e il Savoy di Harlem è giustamente ancora celebrato, anche per la sua importanza sociale (una dei pochi locali pubblici in cui bianchi e neri potevano ballare insieme, nei decenni della segregazione). E qui una versione unica che restituisce l’atmosfera di quelle serate:

“St. Louis Blues” – Ella Fitzgerald & Chick Webb at the Savoy Ballroom (1939)

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GLI ANNI ’40 – IN THE ’40s

Lo Swing, baby. Un fenomeno di costume, sociale e culturale che ha dato i suoi frutti maturi in questa decade, portando alla nascita anche altri fermenti, come il Be Bop e l’Early RnB, nati entrambi in seno alle big band dei grandi direttori, a partire dalla formazione di colui che fu nominato The King of Swing.

“Give Me The Simple Life” – Benny Goodman (1946)

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GLI ANNI ’50 – IN THE ’50s

Se da una parte tutti pensano a questo decennio come quello del RnR, orchestre come quella di Basie non persero mai il proprio tiro super swingante e attraversarono tutte le epoche girando il mondo e suonando dal vivo (espressione massima di questa musica), cogliendo spunti dalle altre correnti musicali, ma mantenendo sempre al centro quel suono caratteristico di Kansas City che unì le generazioni del Jazz a cavallo della metà del Novecento.

Count Basie – “Lullaby Of Birdland” (1958)

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GLI ANNI ’60 – IN THE 60s

Forti iniezioni di Soul e richiami alla storia della musica black entrano sempre più nel Jazz, richiamando le radici originarie del Blues e del ritmo di origine (non solo) afroamericana. Gli anni ’60 sono un periodo di sperimentazione sociale, politica e artistica. Ne sono prova anche nel nostro campo i nuovi fermenti che animano case discografiche come la celebre Blue Note, che pubblica questo album di cosiddetto Soul-Jazz, che avrà un successo inaspettato e strepitoso (tanto da essere ancora oggi campionato e imitato da vari musicisti).

“The Sidewinder” – Lee Morgan (1963)

 

 

The Sidewinder : Lee Morgan

GLI ANNI ’70 – IN THE ’70s

Artisti come Herbie Hancock furono molto criticati per avere portato un groove funky ed elettronico nella musica Jazz. Come che sia, sta di fatto che questo tipo di sonorità influenzarono anche altri grandi come Miles Davis, che cercarono in questo modo di aggiornare il Verbo musicale che aveva radici nel Blues. A voi l’ascolto:

Herbie Hancock – “Chameleon” (1973)

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GLI ANNI ’80 – IN THE ’80s

Il dilagare della fusion, con esisti spesso non troppo felici, fu accompagnato da una reazione musicale, che restava più legata alla tradizione del Jazz, nelle sue forme Hard Bop e poi Hot Jazz. Wynton Marsalisè senza dubbio l’artista che incarna questo movimento, che non ha innovato la storia musicale, ma ha di sicuro regalato qualità e bravura musicale. Eccolo all’inizio della sua carriera, interprete di un classico con una delle formazioni Jazz più longeve e di successo, i Jazz Messengers:

“Moanin'” – Art Blakey & The Jazz Messengers (with Marsalis) (1980)

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GLI ANNI ’90 – IN THE ’90s

In una fase di ristagno creativo, furono altre forme musicali come l’Hip Hop a creare occasioni muove di incontro, all’insegna della musica Black. Il compianto Guru, in compagnia di Dj Premier e musicisti Jazz come Ronny Jordan e Donald Byrd, con il progetto Jazzmatazz segnò di sicuro un punto a favore dell’integrazione e della qualità musicale.

Guru Featuring Donald Byrd – “Loungin'” (1993)

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GLI ANNI 2000 – IN THE 2000s

Sempre alla ricerca di nuove forme d’espressione e ispirazione, alimentato dalla creatività e dall’incontro tra culture diverse, il Jazz aveva da tempo scoperto il ritmo e le melodie latinoamericane. Un importante esponente di questa scuola è stato il cubano Arturo Sandoval, che ascoltiamo qui in un’interpretazione sempre attuale del famoso brano composto da Dizzy Gillespie molti decenni prima.

Arturo Sandoval – A night in Tunisia (2001)

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LA NOSTRA DECADE – OUR DECADE

In una fase che ancora stenta a trovare innovazioni decisive e nuove svolte, forme più commerciali di Jazz emergono e raccolgono consensi. Come nel caso di Gregory Porter, che negli ultimi anni ha vinto molti riconoscimenti ed è stato in grado di riportare nelle classifiche questo genere di musica.

Gregory Porter – “Liquid Spirit” (2013)

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E il futuro cosa ci riserverà? Non dobbiamo dubitarne: questa musica continuerà a stupirci e a farci muovere, regalando gioia e ritmo.

🙂

 

 

 

 

 

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Di quale meravigliosa ERA DELLO SWING stiamo parlando? – What really was THE SWING ERA?

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In 1937, LIFE published Margaret Bourke-Whites ‘American Way’ photograph.

PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Il titolo di questo articolo vuole ovviamente essere una piccola provocazione, da parte di un appassionato di musica e ballo degli anni ’30 e ’40 (in particolare), che è però anche un docente di storia. Non ho potuto infatti fare a meno di notare una certa nostalgia nel mondo Swing odierno, che non riguarda solo gli aspetti musicali, ma spesso anche il costume e la società della prima metà del Novecento.

Ritengo utile allora fornire un breve riepilogo per punti di quelli che sono stati alcuni aspetti importanti di quei decenni, che non andrebbero sottovalutati e che dovrebbero essere presi in considerazione, prima di cadere in un troppo facile atteggiamento di nostalgia e rimpianto per i tempi irrimediabilmente perduti (e in molti casi è il caso di aggiungere: per fortuna).

Non pretendo di essere obiettivo, ma un minimo informato sì (e aperto alla discussione e al confronto). Questo articolo quindi non parla di musica, ma di aspetti sociali, storici e culturali degli anni ’20, ’30 e ’40, cioè l’epoca in cui fiorì la musica Hot Jazz e Swing che amiamo tanto.

GLI ANNI ’20 E LE TRASGRESSIVE AVANGUARDIE ARTISTICHE

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“LENGIZ BOOKS ON ALL SUBJECTS!” 1925. ALEXANDER RODCHENKO.

Distinguiamo innanzitutto, un po’ sommariamente invero, tra i decenni in oggetto. L’inizio del Novecento, fino agli anni ’20, fu un periodo di fioritura per diversi movimenti culturali innovativi, anche in campo musicale (con il Jazz). Le cosiddette avanguardie storiche adottarono spesso come colonna sonora le manifestazioni più moderne provenienti dagli Stati Uniti. Anche a Mosca, centro dell’Unione Sovietica, in questo periodo si diffusero band e ci furono tour di importanti artisti neri. Berlino, Parigi, Mosca, Londra si distinguevano come capitali culturali ricettive e aperte, seppure in un periodo di crisi dovuta all’uscita dalla distruttiva Prima Guerra Mondiale.

Negli Stati Uniti precedenti alla crisi economica del ’29, siamo in piena Jazz Age, quell’epoca di sfrenatezza charleston narrata da Francis Scott Fitzgerald. Ma non dimentichiamo che stiamo parlando di un mondo dorato spesso appannaggio dei soli ceti alto-borghesi della società, mentre il Jazz era nato nei quartieri poveri e a luci rosse di New Orleans e del sud degli USA. Con la migrazione lungo il Grande Fiume dei neri americani dal sud razzista al nord industriale, anche la nostra musica migra e si trasforma a Chicago e poi New York, ma sempre in locali in cui gli afroamericani possono suonare sul palco, ma non sedere tra il pubblico.

IL RITORNO ALL’ORDINE DEGLI ANNI ’30 IN EUROPA

Adolf Hitler and Benito Mussolini in Munich, Germany, ca. June 1940.

Adolf Hitler and Benito Mussolini in Munich, Germany, ca. June 1940.

I tragici cambiamenti politici che portarono in Europa all’affermazione del nazifascismo in Italia e Germania (e poi nei territori progressivamente occupati o annessi), lasciarono un segno indelebile anche sulle società e sulla cultura di quegli anni. In campo artistico, la spinta trasgressiva delle avanguardie fu arrestata da un dietrofront imposto dal nuovo clima politico. Anche nell’URSS, lo stalinismo riuscì a bloccare l’avanguardia dirompente del futurismo e del costruttivismo. Parziale e iniziale eccezione fu il futurismo italiano, che però fu di fatto neutralizzato sempre più da quel fascismo che ufficialmente lo sostenne in campo culturale. Nella storia del costume, l’Italia in particolare resta una nazione arretrata, in cui il tradizionale bigottismo e maschilismo creano un mix avverso a tante nuove forme di ballo e musica. Il Jazz, pubblicamente condannato e costretto ad autarchiche e ridicole traduzioni, viene apprezzato e tollerato solo per gli strati alti della società (fino al paradosso del figlio del Duce che divenne un famoso jazzista). Lo stesso avviene ovviamente in Germania, dove questa musica è messa al bando in quanto negroide ed ebraica (e rispetto a queste radici tutti i torti i nazisti non li avevano), ma continua a circolare in maniera sotterranea nei club. Le condizioni di vita della popolazione europea diventano progressivamente sempre più dure, con l’approssimarsi del secondo e decisivo conflitto mondiale.

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Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR (1938-1953), opera di Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano

GLI STATI UNITI SEGREGAZIONISTI E QUELLI DI ROOSEVELT

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Title: Bud Fields and his family at home Creator(s): Evans, Walker, 1903-1975, photographer Date Created/Published: [1935 or 1936]

Passando dall’altra parte dell’Oceano (con quel salto, hop, che compì anche il filonazista Lindbergh in aereo nel 1927) la prima cosa da mettere in rilievo sono le pesanti condizioni di povertà e segregazione in cui vivevano le minoranze negli Stati Uniti. La più celebre è quella afroamericana, ma parliamo anche degli immigrati di origine europea (ed italiana), oltre che dei nativi americani. Con la Grande Depressioni le condizioni divennero più dure per tutta la popolazione e come avviene spesso a farne le spese furono soprattutto le parti più emarginate della società. Come ho già ricordato, il mondo musicale fu un ambito di relativa libertà e proprio per questi tanti artisti di colore scelsero questa strada, ma resta il fatto che nel Sud non potevano andare in tour con le band e che nei locali anche nel Nord dovevano entrare dalla porta di servizio. Tanti dei nostri beniamini musicali subirono ingiustizie e soprusi per il loro colore della pelle (o origine geografica).

Il ruolo che ebbe Roosevelt, uno dei politici più importanti di tutto il Novecento, fu importante non solo dal punto di vista economico (con il New Deal che rimise in sesto la superpotenza nordamericana), ma anche culturale e sociale. Promosse programmi per sostenere la musica popolare e anche le forme considerate del folklore afroamericano (Blues, Jazz). Tante fotografie e registrazioni di quel periodo furono dovute ad iniziative statali nell’ambito del New Deal. Questo uomo politico statunitense è ancora oggi accusato dai suoi detrattori dall’altra parte dell’Oceano Atlantico di essere stato un socialista camuffato (un po’ come dicono che Obama sia di nascosto musulmano).

L’Era dello Swing negli Stati Uniti fu legata anche a questo periodo di risveglio e uscita dalla crisi, la musica giocò un ruolo importante, stavolta per tutta la  popolazione. Giova ricordare anche che l’alleanza tra USA e URSS, insieme ai movimenti di resistenza interni ai paesi europei, liberò il mondo dalla dittatura nazifascista. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della Guerra Fredda invece gli Stati Uniti imboccarono un’altra strada, sia musicalmente che politicamente. Potremmo parlare di Rock’n’Roll e caccia alle streghe anticomuniste (maccartismo), ma questa è un’altra storia, rispetto a quella a cui guardiamo in questo blog.

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Title: Washington (southwest section), D.C. Neighborhood children Creator(s): Parks, Gordon, 1912-2006, photographer Date Created/Published: 1942 Nov.

Mi rendo conto della sommarietà di questo riassunto storico, frutto anche ovviamente del mio personale punto di vista. Non volevo però tediarvi, ma solo mettere in luce come dobbiamo andarci piano con la nostalgia, quando dal campo musicale e artistico la trasferiamo ad aspetti sociali e storici di epoche che ci hanno senza dubbio insegnato molto, ma contenevano anche tanti aspetti (anche di mentalità) che tutto dovremmo fare, meno che rimpiangere.

Come sempre, my 2 cents.

😉

Mazz Jazz aka Professor Bop

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The title of this article is obviously a little bit provocative, because music and dance of the ’30s and ’40s are my passions, but I’m also an history teacher. I see too much nostalgie around our dance scene, about years that were far from being a golden age, from many points of view. I mean, we can talk about music and enjoy so much this musical period, but come on people, let’s also think about society and culture.

I think it might be useful, in order to avoid and easy and too superficial feeling of nostalgie for the good old times, to write something about those times. I know I’m not objective and it is my personal point of view, but I also think I can say something about the era when Hot Jazz and Swing were born.

THE 20’s AND THE ARTISTIC AVANTGARDE MOVEMENTS

First of all, we should think about this: the Twenties and the beginning of the century where more or less everywhere a period full of innovative cultural movements, also in music (with Jazz). This modern music was a soundtrack for many young artists in Berlin, Moscow, Paris and London. Even after the distructions of the 1WW, art and society were generally opened to new hopes and brave initiatives.

In the USA we are, before the 1929, in the middle of the so called Jazz Age, the charleston times told by Francis Scott Fitzgerald. But anyway this was a luxury world for a few people, the high society. Even if Jazz was born in the down south poor suburbs, it became a funny way of living most of all for rich and white people. Migrating along the Mississippi in the north, afroamerican people brought Jazz and Blues with them, into clubs where they were not allowed to sit in between the audience.

EUROPE IN THE 30’s AND THE END OF THE TRANSGRESSIVE AVANTGARDE

Nazifascism in Europe was not only a matter of politics, but also it influenced deeply culture and art. Music too. Avantgarde was killed by a new political trend. Even in the USSR Stalin stopped most of the innovative futurist and constructivist artists. Italian futurism was anyway neutralized by the same fascism that was its political partner. Italy was still a country with a rural and non modern mentality, full of the traditional religious influence and machism too. Jazz was officialy banned as a negro and jewish music, but it was tolerated in Italy and Germany only for the upper class, as a way to have fun and dance. Jazz was still alive in the underground anyway, while life of the people became harder and harder the more 2WW got closer.

USA: RACISM AND NEW DEAL

On the other side of the Atlantic Ocean (let’s make a hop, like the filonazist Lindbergh by airplane in 1927) first time that comes to my mind is that minorities were living in hard and poor condition of segregation. We know about afroamericans, but the same was for european immigrants and native americans. The Great Depression was making it even worst and the weak parts of society had mostly to face this. Music was somehow a world with more freedom and this is why many blacks choose this career, but anyway they couldn’t tour in the South and also in the North they had to enter from the backdoor. Many of our musical heroes were discriminated and segregated and had difficult times for the colous of their skin (or their ethnical  origin).

Roosevelt was one of the most important politicians of the last century for the New Deal, but also for the cultural and social influence he had. He funded new programs in order to record and promote folk music (and Blues and Jazz were considered like that often), so many photos and records of those times were a New Deal initiative. And we should consider that many people in the US still consider Roosevelt a dangerous socialist leader!!!

The Swing Era was an age of awakening and opening and music had an important part in this, also for everyday life of the common people. Roosevelt, Stalin and the Resistance in Europe gave to the world a future beyond nazifascism, we shouldn’t forget this. What came after? The Cold War, Maccartism and Rock’n’Roll, but this is another story, not included in this blog.

I know this is not a complete historical summary of those days, but my intention was to consider some of the “dark sides” of thos wonderful musical times. We should also think about this, when we talk about vintage society with eyes that are a bit blinded by the fascination of the past.

As usual, my 2 cents.

😉

Mazz Jazz aka Professor Bop

Perché la musica dal vivo – Jazz is (a)live

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The Colored Idea Band of Sonny Clay arrives in Sydney, 1928 / Sam Hood [State Library of New South Wales]

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Senza volere rientrare nel campo dell’ovvio, la scarsità di occasione per gustare della buona musica Jazz dal vivo, in particolare nella sua versione ballabile, mi spinge a dedicare queste poche righe all’importanza che per questo genere musicale ha la dimensione dal vivo.

Non si tratta solo di riconoscere ai musicisti (che hanno studiato anni) la bravura per avere raggiunto la loro capacità espressiva con gli strumenti, anche se sarebbe importante ribadire che anche durante le serate danzanti gli applausi a chi sta sul palco sarebbero doverosi. Intendo proprio sostenere che questa forma musicale è nata e vive solo esprimendosi dal vivo, manifestandosi nella sinergia “in diretta” tra i musicisti e tra i musicisti e i ballerini (quando tutto ciò avviene in una sala da ballo). In questo modo in passato il Jazz si è evoluto e continuerà a farlo solo se riusciremo a creare sempre più occasioni di festa, ballo e ascolto dal vivo.

La dimensioni improvvisativa stessa del Jazz si alimenta delle occasioni in cui chi sta sul palco può interloquire con un pubblico. Preme ribadire inoltre che i molti musicisti giovani che abbiamo anche nella città di Milano, potranno continuare a deliziare le nostre orecchie e i nostri piedi felici solo se sapremo creare gli eventi e le iniziative in grado di sostenerli nel loro lavoro e passione musicale.

Penso sempre che sia un peccato vedere come ai concerti l’età media sia così alta, un’occasione persa per conoscere meglio il Jazz. Un invito allora: non perdiamo l’occasione di celebrare il Jazz (e lo Swing) suonato dal vivo da musicisti, anche il ballo ne trarrà giovamento, sprigionando maggiore creatività e felicità.

Viva il Jazz, viva i musicisti!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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It might sounds obvious, but it is unfortunately not easy to listen Jazz music live, even in dancing parties, so I’d like to write a few lines dedicated to explain how music live music and musicians are important for this kind of music.

First of all, it’s time to recognize to musicians their hard work, in order to develop their skills with their instruments. Years of study deserve our thankful applause (also during dance events and concerts). Plus, this kind of music was born and it’s alive most of all when played in a live session, with the sinergy between the musicians on stage and between the musicians and the dancers. Live and direct. Jazz will go on only if we will be able to organize and partecipate to concerts and bands will be able to play their music on stage.

Improvisation itself, as an important part of Jazz, is alive only when a musician can “talk” to an audience. Plus, it’s important to give to young musicians an opportunity to play and work, so they will be able to provide us good music more and more also in the future!

What a pity: most of the times audiences are pretty old, young people often don’t attend concerts. My humble suggestion: let’s enjoy Jazz (and Swing) music live, even our dances will be more creative and happier.

Raise your hands up for Jazz, raise your hands up for live music!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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[Portrait of Charlie Parker, Tommy Potter, and Max Roach, Three Deuces, New York, N.Y., ca. Aug. 1947] (LOC) – Gottlieb, William P., 1917-, photographer.

Premere il tasto PAUSA – Push the PAUSE bottom (INDEX#5)

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Salutare ogni tanto fermarsi un attimo e prendere una pausa, per permettere la lettura e l’approfondimento. Giunti al traguardo delle 5.000 visite, giusto rallentare un attimo.

Good to take a break every now and then, in order to breath and read more carefully. Now that we reached the 5.000 visits, let’s slow down a bit.

Ecco l’elenco degli ultimi articoli pubblicati DALLA QUARANTADUESIMA ALLA CINQUANTUNESIMA PUNTATA:

Here are the last posts of the blog FROM 42 TO 51:

The Dream Team of Jazz: the wonderful PHOTOS BY WILLIAM P. GOTTLIEB

HOW TO… consigli per la navigazione nel blog

La seconda iniziativa dell’Hot Club de Milan: A CHRISTMAS JAZZ TALE

Last minute ideas for a SWINGIN’ AND JAZZY XMAS

Connecting Lindy Hop scene to Jazz and Swing history

Analisi del 2015

Quello che dice il Jazz – There’s one and only Jazz

Un vero Maestro – A great italian Maestro

Perché il vinile – Vinyls have the power

Il lindyhopper più famoso della storia – The most famous lindyhopper in history

Questi invece gli indici precedenti:

These are the former indices:

PREVIOUSLY ON: riepilogo delle puntate precedenti

Ricapitolando: l’INDICE del blog

Riavvolgiamo il nastro (INDICE #3)

Prendiamoci una pausa di riflessione (INDEX #4)

All the best,

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

Il lindyhopper più famoso della storia – The most famous lindyhopper in history

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Non sto parlando di Frankie Manning, di Al Minns o Leon James, di Norma Miller o di qualcuno dei grandi maestri e ballerini Lindy Hop dei nostri giorni. Intendo raccontare invece brevemente la storia di Detroit Red, conosciuto molto più per altri meriti e altre vicende piuttosto che per il ballo, ma che a tutti gli effetti può essere considerata la persona più celebre che in una fase della sua vita amò e ballò la musica Jazz/Swing.

Forse lo avete già riconosciuto dalla foto, visto che sto parlando di colui che, nato Malcolm Little nel 1925, dopo l’arresto a 20 anni e un lungo periodo di detenzione e conversione, scelse il nome di Malcolm X. Chi ha visto il bel film biografico di Spike Lee, ricorda di sicuro la scena stupenda ambientata nella Roseland Ballroom di Boston, con un finto Lionel Hampton a dirigere l’orchestra e Denzel Washington a ballare coreografato proprio da Frankie Manning e in compagnia di Ryan Francois (vero che sapete di cosa sto parlando? 😉

Il soprannome gli derivava dal suo passaggio, prima di arrivare ad Harlem nel 1943, nel Michigan. Il colore tendente al rosso dei capelli, eredità di una nonna irlandese, completatava la caratterizzazione. Eccolo qui in una foto segnaletica di quegli anni scapestrati:

Original Caption: 1944-Boston, MA: Malcolm Little, at age 18, at the time of an arrest for larceny, police photograph front and profile.

Original Caption: 1944-Boston, MA: Malcolm Little, at age 18, at the time of an arrest for larceny, police photograph front and profile.

Sì perchè Detroit Red era un vero tipaccio, impegnato in diversi generi di attività illegali, ma anche con la passione della musica e del ballo. Tanto da riuscire a sostentarsi ad un certo punto anche spacciando droghe ai musicisti delle big band dei locali in cui andava a ballare. Non tutti sanno che in un breve periodo Detroit Red tentò anche una carriera legale nello spettacolo, come performer ballerino e musicista. Questa esperienza finì presto e come dicevamo la sua vita cambiò decisamente con l’arresto a 20 anni.

Non è mia intenzione qui parlare di come Malcolm Little si trovò ad affrontare una vita difficile da orfano, nero negli Stati Uniti segregazionisti e con poche possibilità di una vita decente e rispettata (il padre tra l’altro, attivista per i diritti civili degli afroamericani, era molto probabilmente stato assassinato dai razzisti a stelle e strisce). E non è questo lo spazio neanche per parlare di tutto quello che Malcolm X disse e fece nei decenni successivi, fino a diventare uno dei più influenti afroamericani della storia del ventesimo secolo, ancora oggi considerato un modello di emancipazione (o criticato per le sue prese di posizione radicali).

Mi interessava ricordarlo solo per la sua passione musicale, per il suo gusto zoot suit nello stile e per questo periodo che lui stesso ricorda nella sua celebre autobiografia, passato ad inseguire la musica di Basie ed Ellington. In cui le ballroom di Harlem e di alcune grandi città del Nord erano uno dei pochi luoghi di libertà per gli afroamericani, a cui non era ancora concesso l’ingresso nella maggior parte dei locali pubblici (se non sul palco dei musicisti, per poi uscire dalla porta di servizio per non “mischiarsi” alla clientala dei bianchi).

Per una strana ironia della sorte tra l’altro, Malcolm X fu assassinato durante un comizio che si stava svolgendo proprio in una sala da ballo di Harlem.

Bisognerebbe ricordare che Harlem fu incendiata dai riot degli afroamericani nel ’43, che la Savoy Ballroom fu chiusa negli anni ’50 forse perché dava fastidio l’integrazione e la libertà per tutti che promuoveva, che la zoot suit non fu solo un vestito, ma anche un simbolo di protesta a Los Angeles negli anni ’40.

E chissà, magari in qualche prossimo proverò a ricordarlo.

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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This time I’m not talking about Frankie Manning, Norma Miller, Al Minns and Leon James and all the great past and present dancers that made the Lindy Hop history. I’m talking about history itself and Detroit Red, the most important man that was also a lindyhopper in his youth. He loved and danced Jazz/Swing, but we know him very well because of his life after Lindy Hop.

Detroit Red was born as Malcolm Little in 1925 and after a period of detention in jail named himself Malcolm X. I won’t talk about his importance as a political leader and activist for the civil rights of afroamerican people, that makes him both a model of emancipation and a critizised statesman for other, due to his radical ideology. I guess many of you know the famous lindy hop scene in the Malcolm X autobiographic movie by Spike Lee. It was coreographed by Frankie Manning and Denzel Washington dances together with a young Ryan Francois. In case you don’t know it, please find it here.

You might already know the life of Malcolm X, orphan with a difficult and troubled youth in the segregated USA (and the father was an activist most probably killed by a group of white racists). But what’s written also in his famous autobiography is how much he enjoyed the live music of big bands such as Count Basie and Duke Ellington, during the times he indulged in criminal activities (under the nickname of Detroit Red, because he arrived in Harlem from Michigan and her grandma was irish). He even managed to be a dealer for the musicians, in order to enter the clubs and enjoy the music and dance. And we shouldn’t forget that most of the clubs were segregated and black people was often allowed to enter only performing on stage and with no contact with the white audience. Music and dance were promotion of freedom and fun also for afroamericans, and that’s why the Savoy was so important and the zoot suit was not only something to wear, but also a way of protest (for instance in Los Angeles during the ’40s). Malcolm even performed as a stage dancer and musician for a short while, before he was jailed.

Sad but true, Malcolm X was shooted in 1965 during his last speech in a ballroom, Harlem, NY. Music and dance are important, also if you want to know better your history.

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

Perché il vinile – Vinyls have the power

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Ci ho messo un po’, ma sono arrivato anche io alla conclusione su cui in passato avevo discusso on line con qualche autorevole esponente della nostra scena musicale: il vinile è il meglio che si possa offrire come esperienza sonora (niente di nuovo, per carità).

Non solo come resa audio, che già sarebbe un punto a favore non indifferente, ma anche come esperienza più completa di ascolto (e ballo) e fruizione di un contenuto musicale riprodotto (l’esecuzione dal vivo resta comunque la soluzione da prediligere sempre, quando disponibile e non a prezzi esorbitanti). A partire dalle copertine e dal retro, che contiene sempre informazioni preziose e gustose per chi ama leggere e scoprire un mondo lontano e meraviglioso. La riproduzione stessa su giradischi consente una gestualità e ritualità che sancisce un momento di stacco dalla quotidianità, dedicato alla musica. Un modo più intimo di viverla.

Non voglio spacciarmi per quello che non sono: non ho una collezione invidiabile di vinili messa insieme negli anni e curata nei minimi dettagli. Ho anzi una fonoteca di dimensioni ridotte, in parte ereditata dai miei genitori e in parte messa insieme negli ultimi anni. Colleziono infatti storie, non vinili. Ciò non toglie che stia riscoprendo sempre più (e quando possibile proponendo negli eventi a cui partecipo) questo supporto, grazie anche alla collaborazione e al contributo di amici e colleghi appassionati molto più ferrati ed esperti di me in questo settore.

Un mondo da scoprire, ad un ritmo più lento e veramente retrò (non tanto per l’autenticità dei reperti sonori, quanto per lo spirito con cui si vive questo rito di divertimento).

Non che tutti debbano diventare ora cultori del vinile, ma apprezzarne maggiormente il valore storico, culturale e sonoro forse sì.

My 2 cents, as usual.

😉

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

PS

Queste brevi e modeste riflessioni mi sono state anche ispirate dalla mia ultima lettura, un piacere per gli occhi: il libro Jazz Covers pubblicato dalla mitica Taschen. Una galleria di vinili Jazz dagli anni ’40 agli anni ’90, con degli autentici capolavori grafici. Super consigliato a chi prova ancora emozione nell’andare in un negozio di dischi (altra specie protetta a rischio estinzione a cui prima o poi dedicherò qualche riga doverosa).

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Yes I know, I’m not the first one (and hopefully not the last one): it took some time, but finally I got it. Vinyls are the best! Not only for the acoustic sound quality, but even more as a complete sound experience.

Live music is always to be preferred, when available and not too expensive (due to music business), but vinyls garantee fun and pleasure, with the front cover and the back cover, full of informations which are a gift for those who likes to read. Plus the graphic, as you can see in this wonderful book published by Taschen, Jazz Covers. A gallery with front covers from the ’40s ‘til the ’90s. The best way to enter a wonderful world, far away in time and space.

Furthermore, the ritual of the movement, when you put a vinyl on, is a pleasure. It’s slower than the rhythm of the world nowadays, truly vintage (because of the spirit, more than the authenticity of the object). I find it a more genuine way of listening (and dancing). That’s why, thanks to some friends and colleagues that have a better knowledge and collection than me, I try now to offer a vinyl set when possible. I’m not a collectionist, I own a small discography, I collect stories instead. But I love it and I find it more funny as a dj.

I’m not saying now everydoby should offer devotion to vinyls, but maybe we could understand better their cultural and historical value.

My 2 cents, as usual.

😉

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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Un vero Maestro – A great italian Maestro

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PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Non amo troppo le ricorrenze, quindi anche se in anticipo rispetto alla festa di compleanno che celebrerà i suoi 90 anni suonati (vedi foto della locandina qui sopra, il 29 gennaio al Teatro Dal Verme di Milano), trovo doveroso dedicare qualche riga a Franco Cerri, un grandissimo artista della chitarra (non solo ) Jazz, ma soprattutto una bella persona. Sia il breve contatto diretto che ho avuto con lui, sia i racconti familiari, sia quando mi dice chi lo conosce meglio di persona, concorrono a delineare il ritratto di una persona preziosa, dai modi cortesi e dalla modestia genuina. Parliamo infatti di quello che viene definito il più grande chitarrista Jazz di tutti i tempi e di uno dei maestri della musica italiana della seconda metà del Novecento. Di un musicista che non solo ha suonato tra gli altri con Billie Holiday, Chet Baker, Django Reinhardt, Gerry Mulligan, Gorni Kramer, Quartetto Cetra, Lee Konitz, Mina, Renato Carosone, Natalino Otto, Dizzy Gillespie, ecc… quindi quanto di meglio il secolo scorso ha offerto, musicalmente parlando, ma che alla sua tenera età continua a sfornare dischi ed esizioni dal vivo.

Un chitarrista con un grande swing e un’ironia unica, che lo rese protagonista di molti sketch e pubblicità televisive. Potete verificarlo voi stessi dalle sue parole e da tanti racconti, interpretazioni musicali e filmati d’epoca in questo bel documentario che gli è stato dedicato, intitolato significativamente Una vita piena di Jazz.

Visto che questo blog cerca di congiungere il mondo del Jazz con quello del Lindy Hop e del ballo Authentic Jazz, è d’uopo rispondere alla canonica domanda: ma si balla? Sentitelo ad esempio alle prese in Trio nel 1959 questo standard e giudicate voi stessi. Gli esempi potrebbero essere molti altri, basta avere anche un po’ di fantasia e prendere il ballo non solo come un insieme di passi, ma anche di espressione corporea. Trovo ad esempio adorabili in tal senso anche le sue interpretazioni di musica brasiliana, come questa con la straordinaria Mina nel 1967.

E a proposito di maestri, giova ricordare l’impegno di Cerri anche nell’insegnamento e nell’educazione musicale dei giovani, attraverso la gloriosa Scuola Civica fondata a Milano insieme ad Enrico Intra.

Bando alla scaramanzia allora: tanti auguri e infinite grazie per la bella musica passata-presente-futura Maestro!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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On the 29th of January the city of Milano will celebrate a great musician and artist, Franco Cerri, a real Maestro of italian music. He’s considered the best italian jazz guitarist of all times, so it is relly time to dedicate a few lines to him. Also because, as I know from people who know him and as I experiences myself with a short direct conversation, he’s most of all a great man, very gentle and polite.

He’s also famous abroad, because he played in his career together with some of the best artist of the last century: Billie Holiday, Chet Baker, Django Reinhardt, Gerry Mulligan, Gorni Kramer, Quartetto Cetra, Lee Konitz, Mina, Renato Carosone, Natalino Otto, Dizzy Gillespie, ecc… and he’s still alive and kicking, recording new albums and playing live!

A guitarist with a great swing and a unique humour, famous also for his sketches on television and commercials. You can check it out here, in this beautiful documentary dedicated to his life, with original videos and recordings: Una vita piena di Jazz.

But this blog also want to connect the Jazz scene with Lindy Hop and Authentic Jazz dance, so it’s time to say to the “good old” question: is it danceable? Here you find an answer, with his trio interpretation of an evergreen jazz standard (1959). And I could propose many other examples, where you can dance not only steps and coreos, but with your free body movement. Do you like brasilian music, for instance? Here is Franco Cerri with the great italian singer Mina in 1967.

Last but not least, he’s a great music teacher for many italian students and founded a very important school in Milano.

So, altough his birthday will be in the end of January, it’s always time to say: thanks a lot for your music, Maestro!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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