Big Bands from the SWING ERA (gli ANNI ’30)

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Un equivoco piuttosto comune nella cosiddetta scena Swing è quello che si possa situare l’Era dello Swing tra anni’30 e anni ’50 e in tal modo vengo pubblicizzati diversi eventi.

In realtà, se vogliamo stare alle definizioni storiche, l’era dello Swing convenzionalmente comincia nel 1935 (con un famoso concerto trasmesso alla radio dal Palomar di Los Angeles dell’orchestra di Benny Goodman) e finisce con la fine del secondo dopoguerra nel 1946 (per vari motivi sociali, economici e musicali). Ovviamente la musica e le epoche non nascono né si interrompono all’improvviso e per quanto ci riguarda la fine degli anni ’20 e la prima metà degli anni ’30 furono un periodo decisivo per lo sviluppo delle novità denominate poi Swing. In particolare la formazione delle Big Band e l’arte dell’arrangiamento conoscono in quegli anni sviluppi decisivi grazie ad artisti come Fletcher Henderson e Don Redman. Ma questo ho già cercato di spiegarlo con un altro progetto musicale pubblicato a puntate qui

IMG_20160704_203508Voglio però ora raccontarvi un disco speciale, che racconta la storia di quegli anni, in particolare degli anni ’30, tra i più fertili in tutta la storia del Jazz. Lo vedete nelle fotografie, è una raccolta che racchiude personaggi più e meno celebri di questa saga musicale, in una serie di esecuzioni dal vivo in precedenza mai incise su vinile.

Parliamo in primis di uno dei protagonisti assoluti, il Re del Savoy con la sua orchestra, Chick Webb

Ma la questa storia è stata scritta anche da orchestre meno celebri, in origine chiamate territory bands, perché avevano sede localmente in città e stati diversi degli USA. Il loro suono era spesso caratteristico e cambiava proprio a seconda del luogo, per cui si puà parlare di Kansas City Sound, di Texas Sound e di altri diversi stili orchestrali. Insieme a queste formazioni c’erano poi le star che erano sotto i riflettori, come Bob Crosby, leader dei Bob Cats, una delle band di maggiore successo all’epoca, per il suo legame con il Dixie ancora molto popolare (l’esecuzione scatenata di questo “canto d’amore pagano” è del 1938).

Spesso furono poi i solisti principali che fecero strada in queste band a fondare dei loro gruppi autonomi. In questo disco possiamo sentire all’opera tra gli altri grandi musicisti come Tex Beneke, Jack Teargarden ed Edmund Hall.

Un discorso a parte merita Artie Shaw, il clarinettista più famose dell’epoca, insieme a Benny Goodman. Qui lo possiamo sentire in due rare registrazioni del 1937-1938 coi suoi spumeggianti The Rhythm Makers, prima che negli anni successivi la sua arte seguisse vie più melodiche e commerciali. Lo Swing degli anni ’40 e ’50 fu infatti anche questo: una maggiore facilità e ripetitività, meno estro per i solisti, meno fantasia musicale. Anche per tale motivo poi il Jazz seguì e sperimentò altre strade. Possiamo sentire questa direzione anche nelle incisioni degli anni 1945 e 1946 incluse in questa raccolta, con le orchestre capitanate da Tex Beneke, ex sassosonista solista di Glenn Miller, e Randy Brooks.

Non resta che augurare buon ascolto a tutti e viva gli anni ’30 (musicalmente parlando)!

🙂

Mazz Jazz aka Professor Bop

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