Big Bands from the SWING ERA (gli ANNI ’30)

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Un equivoco piuttosto comune nella cosiddetta scena Swing è quello che si possa situare l’Era dello Swing tra anni’30 e anni ’50 e in tal modo vengo pubblicizzati diversi eventi.

In realtà, se vogliamo stare alle definizioni storiche, l’era dello Swing convenzionalmente comincia nel 1935 (con un famoso concerto trasmesso alla radio dal Palomar di Los Angeles dell’orchestra di Benny Goodman) e finisce con la fine del secondo dopoguerra nel 1946 (per vari motivi sociali, economici e musicali). Ovviamente la musica e le epoche non nascono né si interrompono all’improvviso e per quanto ci riguarda la fine degli anni ’20 e la prima metà degli anni ’30 furono un periodo decisivo per lo sviluppo delle novità denominate poi Swing. In particolare la formazione delle Big Band e l’arte dell’arrangiamento conoscono in quegli anni sviluppi decisivi grazie ad artisti come Fletcher Henderson e Don Redman. Ma questo ho già cercato di spiegarlo con un altro progetto musicale pubblicato a puntate qui

IMG_20160704_203508Voglio però ora raccontarvi un disco speciale, che racconta la storia di quegli anni, in particolare degli anni ’30, tra i più fertili in tutta la storia del Jazz. Lo vedete nelle fotografie, è una raccolta che racchiude personaggi più e meno celebri di questa saga musicale, in una serie di esecuzioni dal vivo in precedenza mai incise su vinile.

Parliamo in primis di uno dei protagonisti assoluti, il Re del Savoy con la sua orchestra, Chick Webb

Ma la questa storia è stata scritta anche da orchestre meno celebri, in origine chiamate territory bands, perché avevano sede localmente in città e stati diversi degli USA. Il loro suono era spesso caratteristico e cambiava proprio a seconda del luogo, per cui si puà parlare di Kansas City Sound, di Texas Sound e di altri diversi stili orchestrali. Insieme a queste formazioni c’erano poi le star che erano sotto i riflettori, come Bob Crosby, leader dei Bob Cats, una delle band di maggiore successo all’epoca, per il suo legame con il Dixie ancora molto popolare (l’esecuzione scatenata di questo “canto d’amore pagano” è del 1938).

Spesso furono poi i solisti principali che fecero strada in queste band a fondare dei loro gruppi autonomi. In questo disco possiamo sentire all’opera tra gli altri grandi musicisti come Tex Beneke, Jack Teargarden ed Edmund Hall.

Un discorso a parte merita Artie Shaw, il clarinettista più famose dell’epoca, insieme a Benny Goodman. Qui lo possiamo sentire in due rare registrazioni del 1937-1938 coi suoi spumeggianti The Rhythm Makers, prima che negli anni successivi la sua arte seguisse vie più melodiche e commerciali. Lo Swing degli anni ’40 e ’50 fu infatti anche questo: una maggiore facilità e ripetitività, meno estro per i solisti, meno fantasia musicale. Anche per tale motivo poi il Jazz seguì e sperimentò altre strade. Possiamo sentire questa direzione anche nelle incisioni degli anni 1945 e 1946 incluse in questa raccolta, con le orchestre capitanate da Tex Beneke, ex sassosonista solista di Glenn Miller, e Randy Brooks.

Non resta che augurare buon ascolto a tutti e viva gli anni ’30 (musicalmente parlando)!

🙂

Mazz Jazz aka Professor Bop

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Gli anni ’20 dei CHICAGOANS

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Come ben sappiamo il ruolo di Chicago è stato fondamentale per la diffusione, in particolare dalla seconda metà degli anni ’20, dello stile musicale chiamato Hot Jazz (comprendente abbondanti dosi di radici Blues). La “Wind City” infatti accolse la maggior parte dei musicisti neri che attraverso il Grande Fiume Mississippi risalirono gli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore. Inoltre qui si trovarono ad incidere i primi dischi alcuni dei principali musicisti bianchi di questa musica e questo incrocio/incontro generò alcuni dei primi capolavori del Jazz. Non soltanto Louis Armstrong con i suoi Hot Five e Hot Seven, ma anche piccole e variabili formazioni musicali come The Buckton Five, The Stomp Six, Merritt Brunies and his Friars Inn Orchestra, Red McKenzie and Condon’s Chicagoans, Charlie Pierce and his Orchestra, Jungle Kings, Chicago Rhythm Kings e Eddie Condon and his Footwarmers. Band a volte dimenticate, ma che hanno fatto la storia della musica e hanno dato modo di muovere i primi passi e farsi le ossa a grandi artisti poi diventati famosi come Eddie Condon, Muggsy Spanier, Gene Krupa, Mezz Mezzrow, Jack Teargarden. Bianchi che si credevano neri, come da celebre definizione autobiografica di uno dei migliori amici (e non solo) di Satchmo.

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Tutti gruppi inclusi in questa importante raccolta di brani degli anni cruciali compresi tra il 1925 e il 1928, durante i quali si gettarono tutte le basi degli sviluppi musicali futuri: l’arte improvvisativa e virtuosistica dei solisti, la pulsazione incessante e incalzante della sezione ritmica, la gioia e freschezza musicale espressa dal collettivo. Sono stati definiti i Chicagoans, intendendo definire con questo termine il fertile e vivace clima musicale della città, che dopo New Orleans e prima di New York fu la capitale dell’Età di Mezzo dell’epopea del Jazz e del Blues.

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Sono vinili così che restituiscono la gioia della scoperta, piccoli tesori nascosti nei pochi negozi di dischi rimasti aperti. I brani selezionati in questa raccolta pubblicata da una misconosciuta etichetta discografica probabilmente negli anni ’70 raccontano tutto il Jazz (con forti venature e struttura musicale Blues) degli inizi, sono sia gemme rare che grandi standard che poi sono stati reinterpretati e “mascherati” innumerevoli volte negli anni a seguire: ad esempio I’ve found a new baby, There’ll be some changes made, Darktown strutters ball, Jazz me Blues, Sister Kate, China Boy, Liza, Sugar, Everybody loves my baby. Sentirli tutti insieme, con il fruscio del tempo e la qualità del vinile, è un invito all’ascolto e alla danza a cui non si può resistere.

Viva la storia, viva il Jazz!

Mazz Jazz aka Professor Bop

Il brano da isola deserta: WEST END BLUES (1928)

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Il giochino è conosciuto e ovviamente resta tale, senza prenderlo troppo sul serio. Ma se foste costretti a scegliere un solo brano da portarvi sulla famosa isola deserta, vuoi quale portereste con voi per allietare le vostre solitarie giornate?

Io no ho dubbi: porterei la versione di West End Blues interpretata nel 1928 da Louis Armstrong e i suoi Hot Five, nella formazione in cui al piano sedeva il grande Earl Hines.

Il brano, un classico Blues in 12 misure dedicato ad un famoso locale su un lago nei pressi di New Orleans, fu composto poco prima dal primo (e forse unico Re) del Jazz, King Oliver e divenne presto celebre in diverse versioni, tra cui una anche vocale della meravigliosa orchestra di Clarence Williams. Un’altra gioiello musicale è la versione orchestrale in chiave Swing della formazione guidata da Charlie Barney, del 1944.

Ma se scelgo questa versione è perché in questi 3 minuti circa di musica, incisi agli albori del Jazz nel 1928, c’è tutto: l’incipit di tromba forse più famoso di tutti i tempi, lo scat singing e un secondo assolo di tromba straordinario di Pops che contengono tutta l’arte improvvisati, un intervento di Hines che anticipa di decenni gli sviluppi musicali successivi. E un motivo armonico-melodico che ti entra in testa e non ti lascia più. Insomma, tutto quel che ci rende felici di questa musica.

Quale la vostra scelta invece?

Mazz Jazz aka Professor Bop

 

Dischi che hanno fatto la storia: PARIS 1945 – History by music: PARIS 1945

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PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Ci sono vinili che raccontano davvero, letteralmente, la nostra storia. Come nel caso di questo album, inciso e pubblicato all’inizio del 1945, un anno centrale e cruciale per la storia mondiale. Come il luogo in cui fu suonato e registrato, Paris, liberata dopo l’occupazione nazista e poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale. La gioia della Liberazione dall’oppressione è espressa dal più grande jazzista europeo di tutti i tempi, Django Reinhardt (che in quanto zigano aveva molti motivi per festeggiare la fine del nazismo, a cui era riuscito a sopravvivere grazie anche al suo talento musicale, al contrario di molti altri rom e sinti europei sterminati nei lager), che suona accompagnato da quelli che i titoli menzionano come The American All Stars (cioé alcuni validi ex-componenti dalla Big Band militare del defunto maggiore Glenn Miller, eroe non solo musicale che perse la vita nella campagna alleata). Al pianoforte c’è il grande Mel Powell, protagonista anche di due interessanti omaggi solistici a Fats Waller e Claude Debussy (per dire del legame tra Jazz e musica moderna), alla batteria Ray McKinley, che guida il suo trio.

I brani sono tutti stupendi (da citare classici standard riproposte in fantastiche intepretazioni come Stompin’ at the Savoy, How high the moon, Sugar, China boy, After you’ve gone e perle meno conosciute come If dream come true e Shoemaker’s apron), ma è soprattutto il contesto storico a rendere questo album unico: alcuni musicisti militari ancora stanziati in Europa durante le operazioni volte alla liberazione d’Europa che si ritagliano del tempo per suonare con uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Tra l’altro per le rigide norme della discografia statunitense i membri della band che accompagna Django dovettero suonare di nascosto e i loro nomi non vennero inizialmente pubblicati sui primi vinili.

Buon ascolto e buona Liberazione (ora e sempre) a tutti!

Mazz Jazz aka Professor Bop

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Some vinyls literally made history: it is the case of Paris 1945, an album played by Django Reinhardt and The American All Stars in the beginning of 1945. They were in the capital of France, after the Liberation of the city from the nazi occupation. So it was freedom and joy that led to this recording, that puts together the best european jazz artist with some great musician from the military Big Band that was directed by Major Glenn Miller, who died as a soldier during the military operations in Europe (he is then an hero, non only for musical reasons). We can find Mel Powell at the piano and Ray McKinley at the drums (leading his Trio) and one track is better then the previous one: classic standards such as Stompin’ at the Savoy, How high the moon, Sugar, China boy, After you’ve gone, but also less famous jewels like If dream come true e Shoemaker’s apron. And the music is obviously only one of the reasons that make this vinyls so important, when we consider history and the year 1945 as a focus point for our world.

Enjoy music and freedom!

🙂

Mazz Jazz aka Professor Bop

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Ma il Be Bop si balla? DANCIN’ BOP playlist!

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Ogni fase della vita ha il suo Jazz.

Per me, da un po’ di tempo a questa parte, è il Jazz compreso tra gli anni ’40 e gli anni ’50 che sento più vicino alle mie corde. From Swing to Bop, come direbbe (o meglio suonerebbe) il grande Charlie Christian.

E allora ho il piacere di offrire un piccolo regalo, confezionato in questo periodo in cui ho accantonato l’attività di dj’ing e mi dedico di più ad ascolti e letture (nei ritagli di tempo lasciati dalle molte attività presenti e future): una playlist rivolta a tutti coloro che ritengono il Be Bop una musica difficile, poco allegra e non ballabile.

Ho selezionato, in un campione molto più ampio, alcuni brani che mostrano come anche questo periodo musicale sia stato accompagnato, seppure in maniera meno assidua che il precedente Swing (a cui è strettamente legato, come cugini), dal ballo. Come ho più volte ricordato, l’intendo originale del Be Bopper per eccellenza, Dizzy Gillespie, era quello di innalzare la qualità della musica con la sua orchestra, senza perdere il pubblico dei ballerini. Non ci riuscirì, ma questa è un’altra storia.

Buon ascolto allora, spero il regalo sia gradito: Dancin’ Bop Compilation

🙂

Mazz Jazz aka Professor Bop

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Dear friends, lately my biggest passion is Jazz music between the ’40s and ’50s. From Swing to Be Bop. Some people say this music is not danceable, but here I want with my playlist offer a selection of Be Bop tunes that fit perfectly to dance. I hope you will enjoy, follow the link above!

🙂

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11 buoni motivi per andare al Royal Swing Fest – 11 good reason to join the Royal Swing Fest

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Ci siamo!

Il Royal Swing Fest sta per cominciare e allora in qualità di resident dj mi fa piacere proporre un breve elenco di buone ragioni per non perderselo.

Ci vediamo prestissimo sulla pista da ballo e ai workshop! See you soon there in Collegno!

🙂

Mazz Jazz aka Professor Bop

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  1. Ci saranno 5 grossi eventi in 4 giorni, con 6 band dal vivo (la musica dal vivo, la vera anima del Jazz!) e 2 dj a far ballare fino a tarda notte! – There will be 5 big parties in 4 days, with 6 bands playing live and 2 dj’s in order to hit the dancefloor!
  2. 12 ore di workshop con ben 9 insegnanti internazionali (e date un occhio ai costi d’iscrizione)! – 12 hours of workshops with 9 international teachers (and check the prices)!
  3. La location, il parco della Certosa Reale di Collegno, è un gioiello architettonico! – The location is unique: the park of the Certosa Reale di Collegno!
  4. Una grande giornata aperta a tutti di festa e celebrazione della Liberazione il 25 aprile! – An open fest on the italian Liberation day!
  5. Partecipanti da 12 diverse nazioni, 3 continenti riuniti a ballare Swing! – Partecipants from 12 different countries, 3 continents reunited to dance Swing!
  6. La possibilità di visitare Torino, una delle più belle e creative città d’Italia! – Torino is one of the most beautiful and creative italian cities!
  7. Le battles tra band dal vivo e anche tra dj che animeranno le serate, riprendendo la tradizione del Savoy Ballroom di Harlem! – The good old Savoy Ballroom tradition of the battles (between live bands, but also dj’s)!
  8. La storia dello Swing raccontata il 25 aprile da Professor Bop col suo show The Swing Era. 1926-1946 Song-by-Year! – Professor Bop will tell the history of our music during his The Swing Era. 1926-1946 Song-by-Year show on the 25th of April!
  9. Una bellissima sede per le serate danzanti nelle ex-Lavanderie a Vapore della Certosa! – A wonderful location for the night dancing parties in the former Lavanderie a Vapore of the Certosa!
  10. Delle divertenti competizioni jack&jill con ricchi premi e cotillons! – Some funny jack&jill competitions with great prizes!
  11. Non da ultimo: uno spumeggiante dj resident Mazz Jazz a cui i gentili organizzatori hanno lasciato carta bianca riguarda la realizzazione delle sue idee e proposte musicali (tra cui anche un dj set tematico diverso ogni sera a tutto vinile)! – Last but not least: the organizers gave to the “crazy” resident dj Mazz Jazz freedom to propose all his musical ideas (and a different them for every vinyl dj set each night)!

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40 di questi dischi – Being 40 (and not feeling it)

Jaz Tribune

In occasione del 40simo compleanno dello scrivente di questo blog, sia concesso un breve post lievemente autocelebrativo, dedicato al regalo da collezione che ho deciso di farmi. Il vinile che ho scelto è questo.

Un disco pubblicato nel 1976, anno di nascita dell’autore del blog, a Paris (città per eccellenza del Jazz in Europa). Jazz Tribune fu una fortunata e meritoria collana dedicata alla nostra musica dall’etichetta RCA e questa raccolta in 2 vinili riassume alcuni delle uscite più importanti negli anni della serie: dagli inizi degli anni ’20 fino agli anni ’70 (dall’Hot Jazz al Jazz-Funk, passando per tanto Blues, Swing e Be Bop).

Una bella selezione, che contiene diversi aspetti della storia (non solo) afroamericana, con radici salde nel Blues e ritmo scatenato molto black. Uno sguardo ampio, di quelli che piacciono tanto al sottoscritto, perché non troppo legati ad un solo genere o stile del Jazz. I confini rigidi non fanno parte di questa storia musicale, né dal punto di vista geografico che culturale.

Basta dare un occhio all’elenco delle tracce, per vedere come tanti nomi fantastici sono rappresentati da incisioni storiche.

Un disco consigliatissimo, come tutta la fortunata e numerosa serie che uscì per la RCA e che è riassunta per intero a questo link. Vai col vinile!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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Time to celebrate my 40th birthday, and which best present could I choose, if not a good old vinyl published in Paris (capital of european Jazz) in “my” year 1976? Here is my choice and suggestion, enjoy our good old music, from 20’s to 70’s, from Hot Hot Jazz to Jazz-Funk, a selection of great tunes that tell our history in time and space. Thanks to this selection of a lucky RCA series called Jazz Tribune.

Have a nice Jazzy birthday!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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Una breve antologia di 110 ANNI di JAZZ BALLABILE – A brief ANTHOLOGY OF 110 YEARS of DANCEABLE JAZZ

Nulla più che una breve compilation, assemblata e selezionata dal sottoscritto, per dare un’idea veloce (e spero divertente) di come la musica Jazz e il ballo si siano evoluti negli anni. Astenersi puristi e tradizionalisti. Il Jazz ballabile è una storia musicale lunga e gloriosa, unita da radici comuni (il Blues) e andamento ritmico (swing e groove). Parola di fonomescitore! 😉

Buon divertimento, buon ascolto e buon ballo,

Mazz Jazz aka Professor Bop

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GLI ANNI ’10 – IN THE ’10s

Le prime incisioni in assoluto di Jazz della Original Dixieland Jazz Band capitanata dall’italoamericano Nick La Rocca già restituiscono bene il suono che nacque nei quartieri poveri di New Orleans e poi migrò al Nord e nel mondo. Una musica fatta per strada o nei locali malfamati, per intrattenere e divertire attraverso il movimento.

“Livery Stable Blues” – The Original Dixieland Jazz Band (1917)

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GLI ANNI ’20 – IN THE ’20s

Potrebbe mai mancare in qualsiasi antologia del Jazz Louis Armstrong? No, quindi eccolo qui con i suoi fuochi d’artificio e i suoi Hot Five, tra cui in questa formazione anche il grande pianista e compositore (e poi direttore di big band) Earl Hines. Il ritmo indiavolato è arrivato a Chicago e New York e continua a infiammare i club.

Louis Armstrong and his Hot Five – “Fireworks” (1928)

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GLI ANNI ’30 – IN THE ’30s

Con la Swing Era il Jazz diventa la colonna sonora principale, non solo negli Stati Uniti. Le ballroom esplodono e il Savoy di Harlem è giustamente ancora celebrato, anche per la sua importanza sociale (una dei pochi locali pubblici in cui bianchi e neri potevano ballare insieme, nei decenni della segregazione). E qui una versione unica che restituisce l’atmosfera di quelle serate:

“St. Louis Blues” – Ella Fitzgerald & Chick Webb at the Savoy Ballroom (1939)

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GLI ANNI ’40 – IN THE ’40s

Lo Swing, baby. Un fenomeno di costume, sociale e culturale che ha dato i suoi frutti maturi in questa decade, portando alla nascita anche altri fermenti, come il Be Bop e l’Early RnB, nati entrambi in seno alle big band dei grandi direttori, a partire dalla formazione di colui che fu nominato The King of Swing.

“Give Me The Simple Life” – Benny Goodman (1946)

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GLI ANNI ’50 – IN THE ’50s

Se da una parte tutti pensano a questo decennio come quello del RnR, orchestre come quella di Basie non persero mai il proprio tiro super swingante e attraversarono tutte le epoche girando il mondo e suonando dal vivo (espressione massima di questa musica), cogliendo spunti dalle altre correnti musicali, ma mantenendo sempre al centro quel suono caratteristico di Kansas City che unì le generazioni del Jazz a cavallo della metà del Novecento.

Count Basie – “Lullaby Of Birdland” (1958)

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GLI ANNI ’60 – IN THE 60s

Forti iniezioni di Soul e richiami alla storia della musica black entrano sempre più nel Jazz, richiamando le radici originarie del Blues e del ritmo di origine (non solo) afroamericana. Gli anni ’60 sono un periodo di sperimentazione sociale, politica e artistica. Ne sono prova anche nel nostro campo i nuovi fermenti che animano case discografiche come la celebre Blue Note, che pubblica questo album di cosiddetto Soul-Jazz, che avrà un successo inaspettato e strepitoso (tanto da essere ancora oggi campionato e imitato da vari musicisti).

“The Sidewinder” – Lee Morgan (1963)

 

 

The Sidewinder : Lee Morgan

GLI ANNI ’70 – IN THE ’70s

Artisti come Herbie Hancock furono molto criticati per avere portato un groove funky ed elettronico nella musica Jazz. Come che sia, sta di fatto che questo tipo di sonorità influenzarono anche altri grandi come Miles Davis, che cercarono in questo modo di aggiornare il Verbo musicale che aveva radici nel Blues. A voi l’ascolto:

Herbie Hancock – “Chameleon” (1973)

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GLI ANNI ’80 – IN THE ’80s

Il dilagare della fusion, con esisti spesso non troppo felici, fu accompagnato da una reazione musicale, che restava più legata alla tradizione del Jazz, nelle sue forme Hard Bop e poi Hot Jazz. Wynton Marsalisè senza dubbio l’artista che incarna questo movimento, che non ha innovato la storia musicale, ma ha di sicuro regalato qualità e bravura musicale. Eccolo all’inizio della sua carriera, interprete di un classico con una delle formazioni Jazz più longeve e di successo, i Jazz Messengers:

“Moanin'” – Art Blakey & The Jazz Messengers (with Marsalis) (1980)

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GLI ANNI ’90 – IN THE ’90s

In una fase di ristagno creativo, furono altre forme musicali come l’Hip Hop a creare occasioni muove di incontro, all’insegna della musica Black. Il compianto Guru, in compagnia di Dj Premier e musicisti Jazz come Ronny Jordan e Donald Byrd, con il progetto Jazzmatazz segnò di sicuro un punto a favore dell’integrazione e della qualità musicale.

Guru Featuring Donald Byrd – “Loungin'” (1993)

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GLI ANNI 2000 – IN THE 2000s

Sempre alla ricerca di nuove forme d’espressione e ispirazione, alimentato dalla creatività e dall’incontro tra culture diverse, il Jazz aveva da tempo scoperto il ritmo e le melodie latinoamericane. Un importante esponente di questa scuola è stato il cubano Arturo Sandoval, che ascoltiamo qui in un’interpretazione sempre attuale del famoso brano composto da Dizzy Gillespie molti decenni prima.

Arturo Sandoval – A night in Tunisia (2001)

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LA NOSTRA DECADE – OUR DECADE

In una fase che ancora stenta a trovare innovazioni decisive e nuove svolte, forme più commerciali di Jazz emergono e raccolgono consensi. Come nel caso di Gregory Porter, che negli ultimi anni ha vinto molti riconoscimenti ed è stato in grado di riportare nelle classifiche questo genere di musica.

Gregory Porter – “Liquid Spirit” (2013)

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E il futuro cosa ci riserverà? Non dobbiamo dubitarne: questa musica continuerà a stupirci e a farci muovere, regalando gioia e ritmo.

🙂

 

 

 

 

 

Perché il vinile – Vinyls have the power

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PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Ci ho messo un po’, ma sono arrivato anche io alla conclusione su cui in passato avevo discusso on line con qualche autorevole esponente della nostra scena musicale: il vinile è il meglio che si possa offrire come esperienza sonora (niente di nuovo, per carità).

Non solo come resa audio, che già sarebbe un punto a favore non indifferente, ma anche come esperienza più completa di ascolto (e ballo) e fruizione di un contenuto musicale riprodotto (l’esecuzione dal vivo resta comunque la soluzione da prediligere sempre, quando disponibile e non a prezzi esorbitanti). A partire dalle copertine e dal retro, che contiene sempre informazioni preziose e gustose per chi ama leggere e scoprire un mondo lontano e meraviglioso. La riproduzione stessa su giradischi consente una gestualità e ritualità che sancisce un momento di stacco dalla quotidianità, dedicato alla musica. Un modo più intimo di viverla.

Non voglio spacciarmi per quello che non sono: non ho una collezione invidiabile di vinili messa insieme negli anni e curata nei minimi dettagli. Ho anzi una fonoteca di dimensioni ridotte, in parte ereditata dai miei genitori e in parte messa insieme negli ultimi anni. Colleziono infatti storie, non vinili. Ciò non toglie che stia riscoprendo sempre più (e quando possibile proponendo negli eventi a cui partecipo) questo supporto, grazie anche alla collaborazione e al contributo di amici e colleghi appassionati molto più ferrati ed esperti di me in questo settore.

Un mondo da scoprire, ad un ritmo più lento e veramente retrò (non tanto per l’autenticità dei reperti sonori, quanto per lo spirito con cui si vive questo rito di divertimento).

Non che tutti debbano diventare ora cultori del vinile, ma apprezzarne maggiormente il valore storico, culturale e sonoro forse sì.

My 2 cents, as usual.

😉

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

PS

Queste brevi e modeste riflessioni mi sono state anche ispirate dalla mia ultima lettura, un piacere per gli occhi: il libro Jazz Covers pubblicato dalla mitica Taschen. Una galleria di vinili Jazz dagli anni ’40 agli anni ’90, con degli autentici capolavori grafici. Super consigliato a chi prova ancora emozione nell’andare in un negozio di dischi (altra specie protetta a rischio estinzione a cui prima o poi dedicherò qualche riga doverosa).

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Yes I know, I’m not the first one (and hopefully not the last one): it took some time, but finally I got it. Vinyls are the best! Not only for the acoustic sound quality, but even more as a complete sound experience.

Live music is always to be preferred, when available and not too expensive (due to music business), but vinyls garantee fun and pleasure, with the front cover and the back cover, full of informations which are a gift for those who likes to read. Plus the graphic, as you can see in this wonderful book published by Taschen, Jazz Covers. A gallery with front covers from the ’40s ‘til the ’90s. The best way to enter a wonderful world, far away in time and space.

Furthermore, the ritual of the movement, when you put a vinyl on, is a pleasure. It’s slower than the rhythm of the world nowadays, truly vintage (because of the spirit, more than the authenticity of the object). I find it a more genuine way of listening (and dancing). That’s why, thanks to some friends and colleagues that have a better knowledge and collection than me, I try now to offer a vinyl set when possible. I’m not a collectionist, I own a small discography, I collect stories instead. But I love it and I find it more funny as a dj.

I’m not saying now everydoby should offer devotion to vinyls, but maybe we could understand better their cultural and historical value.

My 2 cents, as usual.

😉

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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La seconda iniziativa dell’Hot Club de Milan: A CHRISTMAS JAZZ TALE

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Abbiamo il piacere di presentare la seconda iniziativa dell’Hot Club de Milan, che segue la riuscita inaugurazione del 14 novembre presso il salone delle arti di Villa Litta a Milano.

Eventi creati allo scopo di promuovere la conoscenza del Jazz (ballabile) della prima metà del Novecento, cercando di unire mondi che non sempre sono comunicanti, anche se hanno così tanto in comune: gli appassionati di musica Jazz e i ballerini di Lindy Hop (e dintorni). Raccontare la storia di quel periodo musicale così fecondo, magari anche cogliendo l’occasione per fare quattro salti in location non abituali nel mondo del ballo, è l’obiettivo anche di questa serata organizzata a Milano nei locali del Circolo Culturale Italo Calvino, al cui interno da due anni organizziamo incontri dedicati alla musica e al ballo (nella sottosezione denominata Italo Jazz).

Ci avvarremo per l’occasione di un ospite speciale, Mr. Gionni FortyFive, collezionista di vinili a 45 giri e fonomescitore che unisce competenza e passione. Abbiamo costruito insieme una scaletta che ci permetterà di proporre una selezione ampia di brani, che comprono i principali generi del Jazz della prima metà del Novecento, con in più qualche sorpresa proposta dal gusto raffinato e curioso del dj-collezionista.

Sarà una serata speciale, che coglie l’occasione del Natale per riunire in un ambiente raccolto chi desidera ascoltare la musica di qualità proveniente da un giradischi (e magari danzare), introdotta da un racconto che si snoda attraverso alcuni dei principali protagonisti ed episodi della storia musica Jazz, Hot Jazz e Swing. Un’iniziativa rivolta anche a chi vuole scoprire in periferia il valore di una cultura tutt’altro che periferica.

Come recita la citazione fotografica in calce, tratta da un 45 giri della collezione, tutti brani divertenti e trascinanti, che ci trasporteranno in un passato ancora assai vivo e vegeto, per la ricchezza musicale e storica ancora tutta da esplorare.

A domani sera e alle prossime iniziative dell’GHot Club de Milan!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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