11 buoni motivi per andare al Royal Swing Fest – 11 good reason to join the Royal Swing Fest

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Ci siamo!

Il Royal Swing Fest sta per cominciare e allora in qualità di resident dj mi fa piacere proporre un breve elenco di buone ragioni per non perderselo.

Ci vediamo prestissimo sulla pista da ballo e ai workshop! See you soon there in Collegno!

🙂

Mazz Jazz aka Professor Bop

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  1. Ci saranno 5 grossi eventi in 4 giorni, con 6 band dal vivo (la musica dal vivo, la vera anima del Jazz!) e 2 dj a far ballare fino a tarda notte! – There will be 5 big parties in 4 days, with 6 bands playing live and 2 dj’s in order to hit the dancefloor!
  2. 12 ore di workshop con ben 9 insegnanti internazionali (e date un occhio ai costi d’iscrizione)! – 12 hours of workshops with 9 international teachers (and check the prices)!
  3. La location, il parco della Certosa Reale di Collegno, è un gioiello architettonico! – The location is unique: the park of the Certosa Reale di Collegno!
  4. Una grande giornata aperta a tutti di festa e celebrazione della Liberazione il 25 aprile! – An open fest on the italian Liberation day!
  5. Partecipanti da 12 diverse nazioni, 3 continenti riuniti a ballare Swing! – Partecipants from 12 different countries, 3 continents reunited to dance Swing!
  6. La possibilità di visitare Torino, una delle più belle e creative città d’Italia! – Torino is one of the most beautiful and creative italian cities!
  7. Le battles tra band dal vivo e anche tra dj che animeranno le serate, riprendendo la tradizione del Savoy Ballroom di Harlem! – The good old Savoy Ballroom tradition of the battles (between live bands, but also dj’s)!
  8. La storia dello Swing raccontata il 25 aprile da Professor Bop col suo show The Swing Era. 1926-1946 Song-by-Year! – Professor Bop will tell the history of our music during his The Swing Era. 1926-1946 Song-by-Year show on the 25th of April!
  9. Una bellissima sede per le serate danzanti nelle ex-Lavanderie a Vapore della Certosa! – A wonderful location for the night dancing parties in the former Lavanderie a Vapore of the Certosa!
  10. Delle divertenti competizioni jack&jill con ricchi premi e cotillons! – Some funny jack&jill competitions with great prizes!
  11. Non da ultimo: uno spumeggiante dj resident Mazz Jazz a cui i gentili organizzatori hanno lasciato carta bianca riguarda la realizzazione delle sue idee e proposte musicali (tra cui anche un dj set tematico diverso ogni sera a tutto vinile)! – Last but not least: the organizers gave to the “crazy” resident dj Mazz Jazz freedom to propose all his musical ideas (and a different them for every vinyl dj set each night)!

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QUESTO È IL JAZZ! – THIS IS JAZZ! (After Hours, 1958)

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[Portrait of Roy Eldridge, Spotlite (Club), New York, N.Y., ca. Nov. 1946] (LOC) Gottlieb, William P., 1917-, photographer.

PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Questo breve filmato, girato come puntata pilota di una trasmissione televisiva sul Jazz (che poi non fu mai realizzata, purtroppo), contiene tutti gli elementi essenziali della nostra musica (e del nostro ballo, visto che le due cose sono strettamente collegate nel Jazz). In soli 20 minuti abbondanti After Hours (titolo originale di questo video girato nel 1958) condensa tutti gli elementi essenziali: la musica trascinante di un combo composto da eccellenti musicisti, la voce e lo scat di una cantante straordinaria, il ballo di due dei principali ballerini della storia del Lindy Hop e dell’Authentic Jazz, l’atmosfera notturna di un club newyorchese dopo la chiusura al pubblico (quando i musicisti si dedicano alle jam session per il puro piacere di suonare e creare).

E quale meravigliosa squadra troviamo impegnata in una serie mozzafiato di brani tra lo Swing e il Be Bop (siamo nel 1958 e un grande come il tenorsassofonista Coleman Hawk Hawkins si pone curiosamente tra i due mondi musicali, come anche il trombettista Roy Little Jazz Eldridge, principale ispiratore della svolta di Dizzy Gillespie): i già citati straordinari solisti Hawkins ed Eldridge, ma anche altri grandi di questa musica come Cozy Cole alla batteria, Johnny Guarnieri al piano, Mint Hinton al contrabbasso e Barry Galbraith alla chitarra. Con la presenza eccellente e sorprendente della cantante Carol Stevens, che interpreta alla grande alcuni degli standard, inscenando anche una simpatico solo di scat singing insieme a Little Jazz.

L’episodio pilota si svolge significativamente nella 52esima strada di Manhattan piena di Jazz Club, ribattezzata Swing Street. Poteva mancare il ballo e in particolare il Lindy Hop? A ulteriore riprova non solo che lo Swing non è morto dopo la fine dell’epoca delle Big Band (ma è passato attraverso il Be Bop negli anni ’50 mantenendo intatta la sua carica di ritmo), ma anche che il Lindy Hop non è mai del tutto scomparso dalle scene e dai palcoscenici, ecco che troviamo due dei migliori ballerini afroamericani di tutti i tempi, Al Minns e Leon James, che si scatenano in una serie di passi solo e in coppia. Un vero piacere per gli occhi godere la loro interpretazione di un brano scatenato della band, come anche il ballo più “social” accennato dai finti camerieri un paio di canzoni prima. Sì perché ovviamente tutte le atmosfere sono ricostruite in studio, mentre i brani sono stati improvvisati dal vivo dai musicisti per l’occasione.

Canzoni magnifiche come Lover Man, Just you, Just me o Taking a Chance on Love sono interpretate dal gruppo con un incredibile tiro ritmico swing che non si ferma mai e una grande perizia negli assoli (più vicini al contemporaneo Be Bop). L’atmosfera di un vero Jazz Club è ricreata con dovizia di particolari ed è un vero peccato che i produttori decisero dopo questo pilota di non proseguire con le riprese (si era d’altronde in una fase calante di successo per il Jazz, a tutto vantaggio di forme più commerciali e semplici di musica).

Non si può chiudere meglio questo post dedicato ad una vera gemma che con quanto dice la voce fuori campo all’inizio del film: “This is my beat, the jazz beat”!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

PS

Quasi dimenticavo: ecco il link alla versione completa e originale! 😉

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Sometimes you can find all you need in order to describe a wonderful musical world in a short movie. This is why After Hours (original title) is so important: in only 20 minutes circa you have Jazz music and dance in its best performance. Filmed in 1958 as a pilot episode of a television show (which unfortunaly never saw the light afterwards), it is staged in a Jazz Club in the so called Swing Street (52nd) in Manhattan, NY.

What a show with Coleman Hawkins, Roy Eldridge, Cozy Cole, Mint Hinton, Johnny Guarnieri and Barry Galbraith performing live great music, between the swingin’ pulse and the Be Bop soloist style. In 1958 artists such as Hawk and Little Jazz were the living bridge between different styles and periods of Jazz. Plus a great surprise, the singer (also scat singer) Carol Stevens, what a voice and savoir-faire on stage (enjoy the scat battle with Roy!).

And, when I wrote that here you can find all that we need, here it comes the dance, the Lindy Hop and Authentic Jazz steps! We have here 2 of the greatest afroamerican dancers of all times: Al Minns and Leon James live and loud! Both dancing solo and couple coreos, it is really a pleasure for our eyes to watch them performing (another proof that Lindy Hop never really disappeared from theatres and shows, even during the hard times when other kind of pop and commercial music was kicking Jazz out of the charts).

Therefore, I fully recommend After Hours as the best intro to Jazz musica and dance. As the voice says in this short movie, never forget that: “This is my beat, the jazz beat”!

🙂

Here is the link to this film, an authentic monument of a wonderful musical Era.

Enjoy!

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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[Portrait of Coleman Hawkins and Miles Davis, Three Deuces, New York, N.Y., ca. July 1947] (LOC) Gottlieb, William P., 1917-, photographer.

Perché la musica dal vivo – Jazz is (a)live

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The Colored Idea Band of Sonny Clay arrives in Sydney, 1928 / Sam Hood [State Library of New South Wales]

PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Senza volere rientrare nel campo dell’ovvio, la scarsità di occasione per gustare della buona musica Jazz dal vivo, in particolare nella sua versione ballabile, mi spinge a dedicare queste poche righe all’importanza che per questo genere musicale ha la dimensione dal vivo.

Non si tratta solo di riconoscere ai musicisti (che hanno studiato anni) la bravura per avere raggiunto la loro capacità espressiva con gli strumenti, anche se sarebbe importante ribadire che anche durante le serate danzanti gli applausi a chi sta sul palco sarebbero doverosi. Intendo proprio sostenere che questa forma musicale è nata e vive solo esprimendosi dal vivo, manifestandosi nella sinergia “in diretta” tra i musicisti e tra i musicisti e i ballerini (quando tutto ciò avviene in una sala da ballo). In questo modo in passato il Jazz si è evoluto e continuerà a farlo solo se riusciremo a creare sempre più occasioni di festa, ballo e ascolto dal vivo.

La dimensioni improvvisativa stessa del Jazz si alimenta delle occasioni in cui chi sta sul palco può interloquire con un pubblico. Preme ribadire inoltre che i molti musicisti giovani che abbiamo anche nella città di Milano, potranno continuare a deliziare le nostre orecchie e i nostri piedi felici solo se sapremo creare gli eventi e le iniziative in grado di sostenerli nel loro lavoro e passione musicale.

Penso sempre che sia un peccato vedere come ai concerti l’età media sia così alta, un’occasione persa per conoscere meglio il Jazz. Un invito allora: non perdiamo l’occasione di celebrare il Jazz (e lo Swing) suonato dal vivo da musicisti, anche il ballo ne trarrà giovamento, sprigionando maggiore creatività e felicità.

Viva il Jazz, viva i musicisti!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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It might sounds obvious, but it is unfortunately not easy to listen Jazz music live, even in dancing parties, so I’d like to write a few lines dedicated to explain how music live music and musicians are important for this kind of music.

First of all, it’s time to recognize to musicians their hard work, in order to develop their skills with their instruments. Years of study deserve our thankful applause (also during dance events and concerts). Plus, this kind of music was born and it’s alive most of all when played in a live session, with the sinergy between the musicians on stage and between the musicians and the dancers. Live and direct. Jazz will go on only if we will be able to organize and partecipate to concerts and bands will be able to play their music on stage.

Improvisation itself, as an important part of Jazz, is alive only when a musician can “talk” to an audience. Plus, it’s important to give to young musicians an opportunity to play and work, so they will be able to provide us good music more and more also in the future!

What a pity: most of the times audiences are pretty old, young people often don’t attend concerts. My humble suggestion: let’s enjoy Jazz (and Swing) music live, even our dances will be more creative and happier.

Raise your hands up for Jazz, raise your hands up for live music!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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[Portrait of Charlie Parker, Tommy Potter, and Max Roach, Three Deuces, New York, N.Y., ca. Aug. 1947] (LOC) – Gottlieb, William P., 1917-, photographer.

Il lindyhopper più famoso della storia – The most famous lindyhopper in history

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PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Non sto parlando di Frankie Manning, di Al Minns o Leon James, di Norma Miller o di qualcuno dei grandi maestri e ballerini Lindy Hop dei nostri giorni. Intendo raccontare invece brevemente la storia di Detroit Red, conosciuto molto più per altri meriti e altre vicende piuttosto che per il ballo, ma che a tutti gli effetti può essere considerata la persona più celebre che in una fase della sua vita amò e ballò la musica Jazz/Swing.

Forse lo avete già riconosciuto dalla foto, visto che sto parlando di colui che, nato Malcolm Little nel 1925, dopo l’arresto a 20 anni e un lungo periodo di detenzione e conversione, scelse il nome di Malcolm X. Chi ha visto il bel film biografico di Spike Lee, ricorda di sicuro la scena stupenda ambientata nella Roseland Ballroom di Boston, con un finto Lionel Hampton a dirigere l’orchestra e Denzel Washington a ballare coreografato proprio da Frankie Manning e in compagnia di Ryan Francois (vero che sapete di cosa sto parlando? 😉

Il soprannome gli derivava dal suo passaggio, prima di arrivare ad Harlem nel 1943, nel Michigan. Il colore tendente al rosso dei capelli, eredità di una nonna irlandese, completatava la caratterizzazione. Eccolo qui in una foto segnaletica di quegli anni scapestrati:

Original Caption: 1944-Boston, MA: Malcolm Little, at age 18, at the time of an arrest for larceny, police photograph front and profile.

Original Caption: 1944-Boston, MA: Malcolm Little, at age 18, at the time of an arrest for larceny, police photograph front and profile.

Sì perchè Detroit Red era un vero tipaccio, impegnato in diversi generi di attività illegali, ma anche con la passione della musica e del ballo. Tanto da riuscire a sostentarsi ad un certo punto anche spacciando droghe ai musicisti delle big band dei locali in cui andava a ballare. Non tutti sanno che in un breve periodo Detroit Red tentò anche una carriera legale nello spettacolo, come performer ballerino e musicista. Questa esperienza finì presto e come dicevamo la sua vita cambiò decisamente con l’arresto a 20 anni.

Non è mia intenzione qui parlare di come Malcolm Little si trovò ad affrontare una vita difficile da orfano, nero negli Stati Uniti segregazionisti e con poche possibilità di una vita decente e rispettata (il padre tra l’altro, attivista per i diritti civili degli afroamericani, era molto probabilmente stato assassinato dai razzisti a stelle e strisce). E non è questo lo spazio neanche per parlare di tutto quello che Malcolm X disse e fece nei decenni successivi, fino a diventare uno dei più influenti afroamericani della storia del ventesimo secolo, ancora oggi considerato un modello di emancipazione (o criticato per le sue prese di posizione radicali).

Mi interessava ricordarlo solo per la sua passione musicale, per il suo gusto zoot suit nello stile e per questo periodo che lui stesso ricorda nella sua celebre autobiografia, passato ad inseguire la musica di Basie ed Ellington. In cui le ballroom di Harlem e di alcune grandi città del Nord erano uno dei pochi luoghi di libertà per gli afroamericani, a cui non era ancora concesso l’ingresso nella maggior parte dei locali pubblici (se non sul palco dei musicisti, per poi uscire dalla porta di servizio per non “mischiarsi” alla clientala dei bianchi).

Per una strana ironia della sorte tra l’altro, Malcolm X fu assassinato durante un comizio che si stava svolgendo proprio in una sala da ballo di Harlem.

Bisognerebbe ricordare che Harlem fu incendiata dai riot degli afroamericani nel ’43, che la Savoy Ballroom fu chiusa negli anni ’50 forse perché dava fastidio l’integrazione e la libertà per tutti che promuoveva, che la zoot suit non fu solo un vestito, ma anche un simbolo di protesta a Los Angeles negli anni ’40.

E chissà, magari in qualche prossimo proverò a ricordarlo.

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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This time I’m not talking about Frankie Manning, Norma Miller, Al Minns and Leon James and all the great past and present dancers that made the Lindy Hop history. I’m talking about history itself and Detroit Red, the most important man that was also a lindyhopper in his youth. He loved and danced Jazz/Swing, but we know him very well because of his life after Lindy Hop.

Detroit Red was born as Malcolm Little in 1925 and after a period of detention in jail named himself Malcolm X. I won’t talk about his importance as a political leader and activist for the civil rights of afroamerican people, that makes him both a model of emancipation and a critizised statesman for other, due to his radical ideology. I guess many of you know the famous lindy hop scene in the Malcolm X autobiographic movie by Spike Lee. It was coreographed by Frankie Manning and Denzel Washington dances together with a young Ryan Francois. In case you don’t know it, please find it here.

You might already know the life of Malcolm X, orphan with a difficult and troubled youth in the segregated USA (and the father was an activist most probably killed by a group of white racists). But what’s written also in his famous autobiography is how much he enjoyed the live music of big bands such as Count Basie and Duke Ellington, during the times he indulged in criminal activities (under the nickname of Detroit Red, because he arrived in Harlem from Michigan and her grandma was irish). He even managed to be a dealer for the musicians, in order to enter the clubs and enjoy the music and dance. And we shouldn’t forget that most of the clubs were segregated and black people was often allowed to enter only performing on stage and with no contact with the white audience. Music and dance were promotion of freedom and fun also for afroamericans, and that’s why the Savoy was so important and the zoot suit was not only something to wear, but also a way of protest (for instance in Los Angeles during the ’40s). Malcolm even performed as a stage dancer and musician for a short while, before he was jailed.

Sad but true, Malcolm X was shooted in 1965 during his last speech in a ballroom, Harlem, NY. Music and dance are important, also if you want to know better your history.

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

Connecting Lindy Hop scene to Jazz and Swing history

hipsterlogogenerator_1450951530971Thanks to the support of the writer and dancer Cynthia Millman, co-author of the Frankie Manning Autobiography and member of the board of the Frankie Manning Foundation, that shared some positive comments and link from this blog, writing about my project for a public soundtrack-playlist of her book, Mazz Jazz has finally become really international! 🙂

Thanks to her the number of international visits has grown instantly a lot, so it’s really time to speak english! I will work more and more on what has been my intention since the beginning of this blog a few months ago, I mean translating my contents from my native tongue to english, in order to let the international audience (which has always read this blog since the beginning, mostly from USA, France and Asia) understand.

This is what she wrote to me a few days ago, it was a wonderful xmas present and recognition to me, I’d like to share it with you (of course I quote it under her authorization):

I wanted to thank you so much for your project on the soundtrack of Frankie Manning’s life. It’s an absolutely wonderful idea, and I am very grateful for your enthusiasm for the book, and the time you put into this project. I am sure the music will draw some people to Frankie’s life story, much as it drew Frankie to dancing. 
Several years before the book was published, a swing dance historian named Terry Monaghan (who unfortunately passed away several years ago), invited me to do a radio program with him on WBGO, a jazz station broadcasting out of Newark, NJ. The concept was similar to yours. We walked through the station’s CD library picking out all the songs we could find that Frankie mentioned. Then we told anecdotes about his life, each leading into one of the songs. 
So I was super glad to hear that you have created this program based on the fabulous music in Frankie’s life. Best wishes with this, and thank you again for sharing your knowledge of jazz, and helping dancers find their way to the music and to Frankie. 

But first of all of course I apologize, there might be mistakes in the way I write in english, hop this won’t get too bad for international readers.

I’d like here to start introducing the purpose of this Mazz Jazz blog: connecting the wonderful and international Lindy Hop scene to the marvellous Jazz and Swing history. As you can see, I use Swing and Jazz as sinonimous, because the music we dance as lindyhoppers is Jazz. Swing is the name that US society gave to Jazz during the ’30s and ’40s, because Jazz was a word with an ethnical and racial mark that could not fit to the middle class white America. But what we love to dance is Jazz, in all his power and full effect, played by some of the biggest big band of those decades.

As the Frankie Manning Foundation does, following his teaching and humanity, when we talk about music and dance we should always consider also a social perspective. Remembering Jazz and Lindy Hop were born in New Orleans and Harlem, it also means that we should consider afroamerican history and segregation (not only) in US society.

So in this blog you’ll find articles about jazz and swing music, lindy hop history, curiosities and episodes, reviews and some of my dj’ing projects. My aim is always to promote fun and culture. I truly believe that they can walk together, and this is also why I’m a teacher in my professional life. I don’t want to bore dancers, but during my dj set and with my articles I’d like to explain why Jazz music is so amazing and how much you can find and enjoy in its world.

Well, I’ll try to keep this blog more and more international and to offer both italian and english sides in the future, in the meantime I thank you for your attention, this was a brief presentation, you can find more in my Mazz Jazz (aka Professor Bop) and in the Hot Club de Milan FB group that I created in order to promote Jazz and Swing music.

All the best and more soon, let’s enjoy our happy feet (and ears)!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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The soundtrack of the FRANKIE MANNING’S AUTOBIOGRAPHY

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So here I am finally starting the english version of this blog with this post about a little work I made a few years ago, when I was so entusiastic about this music and dance, that that I read through all the Frankie Manning’s autobiography searching for the songs and artists mentioned by one of the most famous lindyhoppers in the world.

This is the book I’m talking about, I guess most of you already knows it. What I missed was a sort of soundtrack that can be inspired by Frankie’s life, so I provided a playlist including all the tracks and musicians mentioned in this wonderful book, a true story of the brilliant but tragic past century. A story from an afroamerican point of view into the show business, where a little bit of integration was faster, compared to the segregation into US society.

So most of the book is about Harlem during the ’30s and ’40s and of course there’s a lot about the Savoy Ballroom, but what I found very interesting is also what happened after the Second World War. Musically speaking, also most of the songs are from the Swing Era, a period that Manning lived very powerfully. You can find in my playlist some of the best black big bands of all times, Frankie’s favourites like Chick Webb and then Count Basie. But there is also some very good Hot Jazz from Fats Waller for instance and some of the first true swing big bands (the likes of Henderson, Redman, Ellington). Plus some of the most successfull white orchestras of the times when Frankie swung his life out (Dorsey, Hill).

There are 35 tracks and most of them are directly mentioned by Frankie, but some are added under my choice, between the artists that are only written without a specific quote of one of their composition. Plus, a few ones are choosen between the most influencial artists of the beginning of the Swing Era described by this book.

My intention was not to provide a sort of “best of”, what you can better find for instance here, but to tell a story through the wonderful Jazz music of the 20th century.

So please find at this link my playlist, I hope you’ll enjoy and share (quoting the source and without commercial use, following the Creative Commons licence of this blog) my playlist, a tribute to a great man and to the most wonderful Jazz and Swing music:

Frankie Manning’s Autobiography Soundtrack

I was very happy to read on Facebook that my qork was appreciated by the Frankie Manning Foundation and here I am again share this with all of you, in order to enjoy good music inspired by the best Lindy Hop stories of the 20th century.

All the best to our happy feets then,

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

🙂

PS

My intention is to provide more and more an english translation of this blog, but it is often quicker to use my language as a native speaker. I see many posts are read also abroad and I want to thank all of you for the patience and attention.

La colonna sonora dell’AUTOBIOGRAFIA DI FRANKIE MANNING

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Qualche anno fa, in fase di pieno entusiasmo e passione per questi ritmi di danza, mi cimentai in una piccola “impresa”: annotare e ricercare tutte le musiche e gli autori citati dal grande ballerino di Lindy Hop Frankie Manning nella sua autobiografia (disponibile anche in traduzione italiana, pubblicata nel 2014 e reperibile qui).

Il libro, uscito nel 2007, credo lo conosca la maggior parte di voi, non spendo quindi troppe parole a presentarlo. Racconta la storia di una persona importante per il nostro mondo, perché fu tra i principali protagonisti della diffusione del Lindy Hop nella Harlem degli anni ’30 e ’40 (anche se quello che si può considerarne a torto o ragione l’inventore, Shorty George Snowden, ne ballava una prima versione Breakaway già alla fine degli anni ’20). Merita non solo per l’autobiografia del simpatico Frankie, ma perché è uno spaccato di storia afroamericana del Novecento, con particolare attenzione al mondo dello spettacolo (in cui qualche forma di integrazione si fece spazio un poco prima rispetto al resto della società statunitente). Tanti racconti del Savoy, ma anche dei viaggi in tour per il mondo, della Seconda Guerra Mondiale e del periodo successivo da impiegato postale. Fino a quando il Lindy, che non era mai scomparso da Harlem ma vi era rimasto un po’ confinato come in un ritorno alle radici, fu riscoperto in Europa e cominciò l’allegro revival di cui siamo ancora parte.

Venendo alla musica che ho raccolto, emergono chiaramente i gusti musicali di uno dei principali ballerini professionisti swing del secolo scorso: tante big band e Jazz a gogò! La predilezione di Manning fu prima per la band di Chick Webb, resident nel mitico Savoy in cui lui ballava, poi per la formazione di Count Basie, che a detta di molti è stata per diversi decenni l’orchestra Swing per eccellenza. Troverete quindi nella playlist che ho assemblato brani interpretati da queste big band, ma anche Hot Jazz scatenato (Waller), il primo Swing proposto dalle grandi orchestre black dell’epoca (Henderson, Ellington, Don Redman) e super orchestre Swing bianche di successo a New York e non solo in quegli anni (Dorsey, Hill).

Vi lascio volentieri il gusto della scoperta, sono 35 brani che vengono per la maggior parte citati nell’autobiografia. Una parte invece sono stati scelti dal sottoscritto, selezionando gli autori di cui viene citato il nome e non qualche esecuzione specifica. In pochissimi casi invece, non potendo trovare né brano né autore, ho inserito dei brani vicini per periodo ed esecutore, spero sena distanziarmi troppo dalle indicazioni dell’autore. Il ritmo vola veloce, Frankie amava soprattutto nella prima parte della sua carriera (a cui fa riferimento la maggior parte dei brani) scatenarsi anche in acrobazie agili e rapide che lasciavano di stucco il pubblico dei ballerini.

Sono uscite negli ultimi anni della sua vita alcune pubblicazioni discografiche che raccoglievano il suo best of, come questo disco. Ho voluto invece in questa playlist raccogliere una colonna sonora della sua vita e dei brani che hanno segnato i periodi cruciali di un’esistenza a tutto Swing.

Non mi resta che proporvi il link alla playlist, che è a disposizione di tutti su Spotify. Vi sarei grato se la voleste ascoltare e diffondere, citando la fonte (e senza utilizzazioni commerciali non autorizzate, nella spirito della licenza Creative Commons di questo blog):

Frankie Manning’s Autobiography Soundtrack

Buon divertimento per i nostri happy feet!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

PS

Il prossimo post del blog sarà la traduzione in inglese di questo, per potere raggiungere anche il pubblico estero che a quanto risulta dalle statistiche consulta queste pagine. Già ai tempi della realizzazione di questa playlist fui onorato di ricevere i complimenti da parte della della Frankie Manning Foundation.