Metti 3 geni musicali in uno studio di registrazione nel 1945 – The fabulous BIRD+DIZZY+GAILLARD 1945 LA session

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PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Era la fine del 1945, quando Charlie Parker e Dizzy Gillespie (il quale leggenda vuole che scampò alla chiamata alle armi minacciando che avrebbe usato la carabina per sparare ai suoi nemici più vicini, cioé i bianchi statunitensi) di avventurarono in California, terra accogliente e solare, ma non per il nuovo corso Be Bop del Jazz. I due giovani rivoluzionari musicali ebbero infatti parecchi problemi a trovare ingaggi e incontrarono una scena e un pubblico ancora molto tradizionalista. In uno dei locali notturni in cui suonarono divisero la scena con quell’alieno sceso sulla terra di nome Slim Gaillard, uno dei più grandi (e meno famosi) geni della fantasia artistica di tutti i tempi (su di lui scrissi già un’ode qui).

E nel dicembre di quell’anno Slim gli trovò la possibilità di incidere a Los Angeles con una band di tutto rispetto 4 brani, che restano negli annali come un momento magico della nostra musica, per la congiunzione tra stili e personalità così differenti, che il loro incontro non poteva che lasciare il segno (oltre a dimostrare che, al di là delle etichette, il Jazz è uno solo). A suonare con loro c’erano Dodo Marmarosa, un talentuoso pianista italoamericano che prima di impazzire fece in tempo ad essere tra i primi bianchi a suonare il nuovo Jazz, ma anche un vecchio leone alla batteria come l’ex-sodale di Armstrong Zutty Singleton e il giovane sassofonista Jack McVea, che invece si avviava verso la strada di alcune hit di successo nella nascente scena Rhythm and Blues.

E così il quadro è completo: lo Swing unico di Slim incontra la maestria Be Bop di Dizzy e Bird e il tipico sax tenore RnB di McVea.

Ascoltiamoli per cominciare nell’esilarante jam session, durante la quale Slim annuncia a suo modo (voutoooorooney!) tutti i musicisti (e si sente anche la voce di un divertito Parker):

Slim’s Jam

Oppure nel brano più veloce e boppeggiante, composizione di Gaillard (come anche tutti gli altri brani) arricchita dagli assoli di Parker e Dizzy:

Popity Pop

O ancora in un ballabile più classicamente basato su un basso continuo stile boogie, dedicato evidentemente al grande e giovane trombettista della session:

Dizzy Boogie

Chiude il cerchio un grande classico Swing, Flat Foot Floogie, che vi lascio scoprire da soli, eseguito a ritmo sostenuto da tutti i musicisti.

Insomma, a modesto parere del sottoscritto una delle pagine più luminose della musica Jazz, per le note suonate ma anche per quel che rappresenta. Che merita di essere maggiormente conosciuta (e questi brani si possono trovare in diversi vinili o raccolte che consiglio, come quelle in fotografia).

Enjoy!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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It was December 1945 when Dizzy Gillespie and Charlie Parker, the revolutionaries Be Bop musicians, arrived to Los Angeles and found a California Jazz scene and public not yet ready for their music. It was hard for them to play their music and to find a venue. Some nights they shared the stage with Slim Gaillard, the mighty genius of musical fantasy, and from there is was born one of the most fabolous jam session and studio recording of all times (in my humble opinion), because it was the meeting of the new and good old Jazz and it proves that Jazz is on and only music, beyond categories and styles. In these 4 tracks you can find some old melodies enriched by new school solos, with a very good band lead by Slim Gaillard: between the others it worth to mention Dodo Marmarosa at the piano, Zutty Singleton at the drums and Jack McVea tenorsax. They were musicians with different careers in time and space, united for this unique session and playing together with their mix of Hot Jazz, Swing, Early RnB and Be Bop. Please listen to their tunes and enjoy this music, it really worth to be known as one magic meeting in the sunny California, time ago in December 1945.

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From Swing to Bop: le JAM SESSION

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Il titolo è un omaggio esplicito a Charlie Christian e alle registrazioni artigianali di un appassionato delle sue esibizioni in jam session al Minton’s Playhouse di New York nel 1941. Quei suoni improvvisati della sua chitarra elettrica hanno infatti non solo aperto l’era di questo strumento, che divenne sempre più protagonista negli anni a venire, ma hanno anche permesso di ricostruire il passaggio e la svolta musicale che alcuni musicisti delle big band Swing compierono negli anni ’40, inaugurando quello che fu chiamato Be Bop (onomatopea per descrivere i suoni veloci e scat-tanti di Bird e Diz): from Swing to Bop, per l’appunto.

Ma non è di quell’importantissimo documento sonoro che voglio parlare in questa sede. Ci sono infatti altri esempi meravigliosi e celebri di jam, che hanno fatto la storia della nostra musica. Questo genere di improvvisazione di gruppo, in cui a partire da una tema brevemente esposto e introdotto i solisti subentrano a turno, con uno spirito a metà tra la collaborazione e la sfida aperta, è stato praticato sia nell’Era dello Swing che nella successiva epopea Be Bop. E per la libertà che scaturiva da queste session notturne, meno formali dei concerti, è sempre stata una risorsa importante, generatrice di novità e sorprese.

Cominciamo ad esempio dal cosiddetto “Re dello Swing”, sua maestà Benny Goodman, che quando nel 1938 ebbe la possibilità di portare il Jazz dentro al tempio della musica classica, la Carnegie Hall, preparò un programma completo e ricco, che intendeva rendere omaggio a tutte le sfaccettature di questa musica, dagli inizi a New Orleans fino a New York, passando per la sua Chicago. E non poteva quindi mancare una lunga jam, che prese come spunto un famoso standard composto da Fats Waller. Come si può sentire dalle straordinarie registrazioni di questo evento epocale, il tema diventa secondario, rispetto alla maestria e all’estro dei solisti (del livello di Goodman stesso, Krupa, Basie, Hodges, Young, James, Clayton):

Honeysuckle Rose – Benny Goodman (Carnegie Hall, 1938)

Un altro celebre esempio di brano composto e pensato proprio come una jam fu quella che divenne non a caso la sigla di una delle migliori orchestre Swing di tutti i tempi (tanti dicono la migliore in realtà), la formazione capitanata da Count Basie. One o’clock Jump infatti è stato fin dall’inizio suonato con lo spirito di una jam session, in cui gli interpreti giocavano e volavano a partire dagli accordi scritti sul pentagramma dal Conte. Queste improvvisazioni davano il meglio ovviamente dal vivo e duravano spesso parecchio, come in questo esempio tratto da un concerto del 1957 al più importante festival Jazz dell’epoca, a Newport. Troviamo ancora il sax di Lester Young e il piano di Basie, insieme uno dopo l’altro al tenore di Illinois Jacquet, alla tromba di Roy “Little Jazz” Eldridge e alla batteria di Jo Jones:

One o’clock Jump – Count Basie (Newport, 1957)

A segnare il passaggio a improvvisazioni ancora più rivoluzionarie, che andavano oltre la melodia e gli accordi del tema e tenevano spesso soltanto le armonie degli standard suonati, fu non solo la chitarra di Charlie Christian, ma anche il nuovo modo di suonare la batteria proprio del batterista di Basie, Jo Jones, con il ruolo preminente dato ai cimbali per tenere il ritmo. Da lui prese ispirazione Kenny Clarke nelle formazioni che infiammavano i locali hipster affacciati sulla 52ma strada di New York verso la metà degli anni ’40, spesso con Dizzy Gillespie alla tromba, Charlie Parker al sax alto e Oscar Pettiford al contrabbasso/violoncello.

Questo tipo di session divenne così importante per la musica Jazz che si cercò di riprodurla anche su disco, come nel caso delle registrazioni Jazz At The Philarmonic promosso dal grande impresario Norman Granz, che congegnò proprio una serie di pubblicazioni come raccolta dal vivo di lunghe sfide e scambi sonori tra solisti. Tra queste nel 1952 le performance in studio a Hollywood di personaggi del calibro di Charlie Bird Parker, Benny Carter, Ben Webster, Charlie Shavers, Oscar Peterson, Ray Brown e Barney Kessel (che mostra come la chitarra elettrica dopo Christian fosse diventato uno strumento solista a tutti gli effetti), impegnati in questa straordinaria jam su armonie Blues:

Charlie Parker – J.A.T.P. Blues (Hollywood, 1952)

Anche qui quindi troviamo l’incontro tra diversi periodi e stili del Jazz, che dialogano e si sfidano sui battiti ultra-rapidi della musica, scanditi da basso e batteria (che a loro volta diventano solisti in alcune sezioni).

Ho voluto fornire solo alcuni esempi importanti di questa forma musicale così caratteristica del Jazz, di tutto il Jazz (e non solo di ciò che è scaturito con il Be Bop, come a volte si pensa). Tante altre pagine straordinarie di musica si potrebbero citare, ma vorrei concludere accennando al ballo, visto che è un altro mio interesse e passione. Perché può sembrare a prima vista più difficile interpretare col movimento il volo pindarico dei solisti Jazz, ma non è anche più stimolante e soddisfacente lanciarsi su poliritmi e improvvisazioni, piuttosto che sempre su scansioni squadrati e regolari della musica? Non è in fondo questo anche il bello della vita, il piacere dell’imprevisto, cari “colleghi”?

😉

Mazz Jazz