Il sogno di Dizzy Gillespie: “Jivin’ in Be Bop” (1947) – Dizzy Gillespie’s dream: “Jivin’ in Be Bop” (1947)

jivin-in-be-bop-movie-poster-1946-1020255811

PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Se non conoscete ancora questo film musicale della seconda metà degli anni ’40, Jivin’ in Be Bop, ve ne consiglio spassionatamente e caldamente la visione (è visibile con licenza Creative Commons su archivi on line o si può comprare in Dvd).

Siamo nella fase di passaggio tra l’Era dello Swing e la rivoluzione Be Bop. Un cambiamento che però nasce proprio in seno alle grandi big band, di cui lo stesso Dizzy Gillespie fece parte (con i direttori Teddy Hill, Cab Calloway e Earl Hines tra gli altri). E Dizzy rappresentò un sogno, quello di traghettare il mondo del Jazz ballabile verso forme musicali di maggiore qualità rispetto alle ultime ripetitive versioni dello Swing, che non si erano distinte per l’inventiva e l’originalità. Il sogno come sappiamo purtroppo fallì, per vari motivi: la crisi seguente la Seconda Guerra Mondiale che decimò le orchestre, la difficoltà della nuova musica (spesso su ritmi indiavolati e complessi), la preferenza per le piccole formazioni, un certo intellettualismo elitario che prevalse nel Be Bop (motivato però anche da un moto d’orgoglio degli afroamericani).

Ma questo film musicale, niente più che una rivista d’avanspettacolo, resta a testimonianza di quello che poteva essere e non fu. Abbiamo infatti la magnifica big band degli anni 1946-1947 di Dizzy Gillespie sul palco (con tra gli altri John Lewis poi del Modern Jazz Quartet al piano e Milt Jackson al vibrafono), accompagnati in alcuni brani dalla grande Helen Humes alla voce (ad esempuo in una ballabilissima versione di Be-Baba-Leba); ma anche sketch comici tra un brano e l’altro e spettacoli di ballo che spesso rubano il palco all’orchestra. A proposito di questi ultimi alcuni critici hanno sostenuto che fossero di pessima qualità, ma a parziale discolpa dei ballerini dobbiamo dire che in effetti il Be Bop, anche nella versione orchestrale di Dizzy, non è di facile interpretazione e probabilmente non erano neanche tutti ballerini professionisti.

Ma godetevi lo spasso di questi due ballerini che interpretano in una maniera originale e acrobatica, quasi da breakdancer ante-litteram, le convulsioni ritmiche della big band:

Bebop Dancers from “Jivin’ in Bebop” Movie | 1947

Oppure questa scena di ballo Lindy Hop, certo meno originale rispetto a quelle dei Whitey’s, ma comunque libera e divertente per come segue la nuova musica in questa versione ideale di social dancing Be Bop:

Unknown Dancers Performing – “Dynamo A” (1947)

E poi in mezzo e sopra tutto lui, Dizzy Gillespie, che scherza, fa battute, balla, suona sul palco. Un personaggio unico, per talento musicale, ma anche positività della persona-personaggio, quasi il lato buono del Be Bop, che non si auto-distrusse con alcool e droghe e brutte storie (pensate che ebbe perfino una sola moglie per tutta la vita!), ma fece prevalere il piacere della musica e della scoperta (a lui di deve ad esempio l’introduzione dei meravigliosi ritmi cubani nel Jazz) fino alla fine dei suoi giorni. Certo, a parte l’episodio della famosa coltellata a Cab Calloway! 😉

Bisognerà scrivere ancora su Dizzy, un grande con coscienza politica e culturale del periodo e della musica. Mi riprometto di farlo appena possibile, intanto credo che leggerò la sua autobiografia per saperne di più.

Vi lascio scoprire il resto di questo divertente film, della durata complessiva di un’ora circa. Lo trovate per intero qui:

“Jivin’ in Be-Bop” – Internet Archive

Un saluto a voi e viva Dizzy!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

______________________________

Well, in case you don’t know this musical movie Jivin’ in Be Bop (1947), my humble opinion is that you should definitely look for it (on public Internet archives or buying the Dvd). Firse of all: there is Dizzy Gillespie on stage, performing as an orchestra director, trumpet player, comedian and sort-of-dancer, with his unique hilarious humour. This man had a dream, in between the Swing Era and the Be Bop revolution: as a member of famous Swing orchestras (Teddy Hill, Earl Hines, Cab Calloway) he would have liked to bring the dance on also in the Be Bop times, altough it was not possible in the end for several reasons (commercial crisis of the big bands after the 2WW, small combos, difficult rhythms of the new Jazz and a bit of intellectual snobism or political standpoints of the new scene).

But this movie testifies what could have been real in the end of the ’40: new life for the good old Swing (and its repetitive and less original last period) and a new dance, with high standards of musical quality. You can find here sketches and funny dance shows (I doubt here there were only professional dancers), together with music from the Dizzy Gillespie Orchestra and some guests on stage (such as the great singer Helen Humes).

Gillespie was not only a great musician, but also a great man, with a wise political awareness and a clear vision on Jazz (that he then mixed also with cuban rhythms and inspiration for instance).

Enjoy this movie (please find links above) and enjoy the genius of Dizzy Gillespie!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

5306379575_dd1d51743e_o

Annunci

Metti 3 geni musicali in uno studio di registrazione nel 1945 – The fabulous BIRD+DIZZY+GAILLARD 1945 LA session

_20160125_143743

PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Era la fine del 1945, quando Charlie Parker e Dizzy Gillespie (il quale leggenda vuole che scampò alla chiamata alle armi minacciando che avrebbe usato la carabina per sparare ai suoi nemici più vicini, cioé i bianchi statunitensi) di avventurarono in California, terra accogliente e solare, ma non per il nuovo corso Be Bop del Jazz. I due giovani rivoluzionari musicali ebbero infatti parecchi problemi a trovare ingaggi e incontrarono una scena e un pubblico ancora molto tradizionalista. In uno dei locali notturni in cui suonarono divisero la scena con quell’alieno sceso sulla terra di nome Slim Gaillard, uno dei più grandi (e meno famosi) geni della fantasia artistica di tutti i tempi (su di lui scrissi già un’ode qui).

E nel dicembre di quell’anno Slim gli trovò la possibilità di incidere a Los Angeles con una band di tutto rispetto 4 brani, che restano negli annali come un momento magico della nostra musica, per la congiunzione tra stili e personalità così differenti, che il loro incontro non poteva che lasciare il segno (oltre a dimostrare che, al di là delle etichette, il Jazz è uno solo). A suonare con loro c’erano Dodo Marmarosa, un talentuoso pianista italoamericano che prima di impazzire fece in tempo ad essere tra i primi bianchi a suonare il nuovo Jazz, ma anche un vecchio leone alla batteria come l’ex-sodale di Armstrong Zutty Singleton e il giovane sassofonista Jack McVea, che invece si avviava verso la strada di alcune hit di successo nella nascente scena Rhythm and Blues.

E così il quadro è completo: lo Swing unico di Slim incontra la maestria Be Bop di Dizzy e Bird e il tipico sax tenore RnB di McVea.

Ascoltiamoli per cominciare nell’esilarante jam session, durante la quale Slim annuncia a suo modo (voutoooorooney!) tutti i musicisti (e si sente anche la voce di un divertito Parker):

Slim’s Jam

Oppure nel brano più veloce e boppeggiante, composizione di Gaillard (come anche tutti gli altri brani) arricchita dagli assoli di Parker e Dizzy:

Popity Pop

O ancora in un ballabile più classicamente basato su un basso continuo stile boogie, dedicato evidentemente al grande e giovane trombettista della session:

Dizzy Boogie

Chiude il cerchio un grande classico Swing, Flat Foot Floogie, che vi lascio scoprire da soli, eseguito a ritmo sostenuto da tutti i musicisti.

Insomma, a modesto parere del sottoscritto una delle pagine più luminose della musica Jazz, per le note suonate ma anche per quel che rappresenta. Che merita di essere maggiormente conosciuta (e questi brani si possono trovare in diversi vinili o raccolte che consiglio, come quelle in fotografia).

Enjoy!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

_____________________________

It was December 1945 when Dizzy Gillespie and Charlie Parker, the revolutionaries Be Bop musicians, arrived to Los Angeles and found a California Jazz scene and public not yet ready for their music. It was hard for them to play their music and to find a venue. Some nights they shared the stage with Slim Gaillard, the mighty genius of musical fantasy, and from there is was born one of the most fabolous jam session and studio recording of all times (in my humble opinion), because it was the meeting of the new and good old Jazz and it proves that Jazz is on and only music, beyond categories and styles. In these 4 tracks you can find some old melodies enriched by new school solos, with a very good band lead by Slim Gaillard: between the others it worth to mention Dodo Marmarosa at the piano, Zutty Singleton at the drums and Jack McVea tenorsax. They were musicians with different careers in time and space, united for this unique session and playing together with their mix of Hot Jazz, Swing, Early RnB and Be Bop. Please listen to their tunes and enjoy this music, it really worth to be known as one magic meeting in the sunny California, time ago in December 1945.

Giocare con il Jazz: HOT vs COOL (a battle of jazz, 1952) + CATS vs CHICKS (a jazz battle of the sexes, 1954)

R-6851711-1427988580-1385.jpeg

Era il 1952, quando l’affermato critico musicale, giornalista e compositore britannico Leonard Feather ideò (non solo) per divertimento una delle sue proposte più originali, a metà tra provocazione e creazione: mettere insieme una band di jazz tradizionale e una di jazz moderno e contrapporle in una sfida basata sull’interpretazione di alcuni celebri standard, Hot vs Cool. Vista l’importanza e il ruolo di Feather (co-editore tra le altre cose della celebre rivista Metronome) raccolse per questo progetto fior fior di musicisti: a rappresentare la tradizione Dixieland di New Orleans artisti come il clarinettista Edmond Hall (ancora troppo poco conosciuti, tra i più grandi di questo strumento) e il trombonista di Basie Vic Dickenson, per il jazz moderno (in sostanza il Be Bop, più che il Cool Jazz, che serviva al gioco di parole del titolo) nientepopodimeno che Dizzy Gillespie (facile immaginare che un burlone come lui si divertisse un sacco in questo tipo di giochi musicali) e Max Roach (forse il principale batterista di jazz moderno del secolo scorso). Li sentiamo alla prova con classici come How high the moon, Indiana e Muskrat Ramble, ma anche con una Battle of the blues. Come dicevo all’inizio, sì un divertissement da parte del critico, ma anche un modo per giocare in maniera non troppo seriosa con una contrapposizione che ancora oggi purtroppo a volte divide gli animi degli appassionati di questo meraviglioso genere musicale fiorito nel Novecento. Nel mio piccolo, mi permetto di auspicare che i fautori dell’uno e dell’altro verso del jazz possano scherzarci sopra e prendersi meno sul serio, in nome della bellezza di tutta la musica di origine (non solo) afroamericana.

Chi vinse la sfida? Non sta a me stabilirlo ovviamente, senza dubbio in termini storici prevalse la fazione gillespiana (vista l’influenza che continuò ad avere sullo sviluppo di tutta la musica), ma in questo disco io opterei per un pareggio, perché alcune interpretazioni si prestano più ad una versione old school (come il bellissimo blues finale), mentre altre (come How high the moon) sono inevitabilmente legate alla new school.

Permettendomi come sempre di consigliare l’acquisto dei vinili-cd-mp3 originali, reperibili tra l’altro in questo caso facilmente e a basso costo (il che non guasta), potete però intanto farvi una vostra idea a questo link YouTube (se volete poi commentare ne possiamo volentieri parlare):

Hot vs Cool

582847b

E se vi piace l’aspetto ludico così adatto al jazz, vi consiglio di approfondire Cats vs Chicks, un altro simpatico esperimento ideato dal buon Leonard due anni dopo, nel 1954: proporre una sfida, secondo le stesse modalità, tra una band maschile e una interamente femminile. In un mondo ahimé spesso maschilista, anche in ambito musicale, non dobbiamo infatti dimenticare che oltre alle famose cantanti ci furono e ci sono diverse validissime strumentiste. Come Terry Pollard, pianista e vibrafonista che presiede la formazione che fornisce un’interpretazione al femminile di brani classici come The man I love, un simpatico Mamblues e originali composti per l’occasione proprio da Feather come Cat meets chick. Da citare tra le musiciste almeno anche la chitarrista Mary Osborne, che propone una serie di ispirati assoli all’elettrica. Accetta la sfida il trombettista ellingtoniano Clark Terry, insieme ad artisti come il batterista Kenny Clarke e un giovane Horace Silver (che poi verrà considerato uno dei padri dell’Hard Bop). Anche qui, piuttosto che stabilire vincitori e vinti, meglio godersi la musica e in particolare la chiusura dell’album con un brano ironico che vede le band riunite e scherza sulla contrapposizione tra i sessi: Anything you can do (I can do better).

Anche in questo caso trovate un preascolto, per poi decidere se procurarvi l’originale:

Cats vs Chicks

Buon divertimento!

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

A proposito di Jazz, Lindy Hop e Swing: lo sapevate che…

images

Una breve rassegna di curiosità, notizie e fatti raccolti dallo scrivente secondo il proprio particolare e soggettivo punto di vista su questo meraviglioso mondo musicale.

JAZZ

  • Nel 1964 il celebre trombettista Dizzy Gillespie si candidò come indipendente alle elezioni presidenziali statunitensi. Dichiarò che in caso di vittoria la White House sarebbe diventata la Blues House e il suo governo sarebbe stato composto da: Duke Ellington (Secretary of State), Miles Davis (Director of the CIA), Max Roach (Secretary of Defense), Charles Mingus (Secretary of Peace), Ray Charles (Librarian of Congress), Louis Armstrong (Secretary of Agriculture), Mary Lou Williams (Ambassador to the Vatican), Thelonious Monk (Travelling Ambassador) and Malcolm X (Attorney General). Il ricavato della vendita dei materiali promozionali andò ad associazioni impegnati nella campagna per i diritti civili negli Stati Uniti (tra cui quella presieduta da Martin Luther King).
  • Django Reinhardt, francese di origine rom, quando fu scoperto come musicista viveva in una roulotte in un accampamento alle porte di Paris e suonava in strada.
  • Si dibatte ancora sul significato della parola Jazz: comparve per la prima volta nel 1913 come Jass e pare fosse un doppiosenso a sfondo sessuale, per indicare il “pepe” e il ritmo della musica Hot suonata a New Orleans.
  • Nella diffusione del Jazz nel mondo ebbero un ruolo fondamentale intellettuali statunitensi ed europei antifascisti (in particolare comunisti) come John Hammond e Charles Delaunay.
  • Non è del tutto vero che i regimi fascisti e nazisti proibirono il Jazz: era condannato come forma di musica degenerata perché d’origine negroide ed ebraica, ma vista la sua popolarità era a volte tollerata, a patto che fossero tradotti tutti i testi e non si desse troppo spazio al solismo e all’improvvisazione, a vantaggio di melodie più facili e leggere. Il ministro nazista Goebbels promosse addirittura per motivi di propaganda un’orchestra Swing, denominata Charlie and his orchestra.
  • Louis Armstrong fumò marijuana (le reefer cigarettes le cui qualità erano decantate in molti brani dell’epoca) durante tutta la sua vita e finì una volta in carcere per questo motivo. Scrisse anche una lettera al presidente Eisenhower per chiederne la legalizzazione.

LINDY HOP

  • Le orchestre preferite dal famoso ballerino Frankie Manning furono prima la formazione diretta da Chick Webb e dopo la scomparsa di quest’ultima la big band di Count Basie.
  • Al Savoy Ballroom nelle serate Swing non si ballava solo Lindy Hop, ma anche vari altri stili, tra cui Fox Trot, Big Apple, Charleston e perfino qualche Waltz!
  • Il Lindy Hop non è scomparso dopo la Seconda Guerra Mondiale, per essere riscoperto con il Revival che prese me mosse in Svezia e UK negli anni ’80 (con la riscoperta della figura di Manning); il Lindy rimase vivo nei quartieri neri di New York, grazie ad alcuni maestri e ballerini. In un certo senso restò a casa, prima di diffondersi nel mondo all’inizio del Ventunesimo Secolo.
  • Prima della riscoperta di Frankie come ambasciatore del Lindy Hop nel mondo, i ballerini più celebri erano considerati Al Minns e Leon James (che potete ammirare all’opera qui: Al & Leon at the Dupont Show of the Week). In effetti anche i non molti studi sulle danze Jazz di Harlem fino a circa 20 anni fa dimenticarono Manning, a favore di Al&Leon, che continuarono più a lungo la loro carriera (mentre Frankie divenne un postino).
  • Il primo provino di Billie Holiday fu come ballerina in uno speakeasy di Harlem. Per fortuna non era così brava, quindi per la fame si propose invece come cantante (dopo essere entrata di nascosto in alcuni locali in cui i neri e i poveri non erano ammessi).

SWING

  • Swing non è altro che un nome dato al Jazz per “scolorirlo” dalla connotazione razziale e “ripulirlo” dai doppisensi, in modo da poterlo offrire più facilmente al grande pubblico statunitense. In precedenza i dischi Jazz erano tradizionalmente rivolti al pubblico coloured e venivano chiamati race records (definizione che durerà fino a quando fu coniato alla fine degli anni ’40 il nome di rhythm and blues).
  • Molti degli artisti di colore durante l’Era dello Swing suonavano in locali in cui non sarebbero potuti entrare come spettatori o ballerini a causa della segregazione. Spesso durante i tour in giro per gli Stati Uniti, soprattutto nel Sud, dovevano mangiare da soli sui bus o in macchina, perché non accettati nei ristoranti. Alcuni musicisti bianchi, come Gene Krupa, finirono in carcere per avere protestato contro questa assurdità.
  • Non è facile stabilire quale fu la prima formazione “mista” composta da musicisti bianchi e neri. La maggior parte dei critici assegna questo primato a Benny Goodman, alcuni all’orchestra diretta da Charlie Barnet.
  • Per qualche decennio i critici musicali favorevoli al cosiddetto Jazz moderno criticarono lo Swing come musica troppo facile e commerciale, dimenticando che praticamente tutti i Beboppers cominciarono e si formarono proprio nelle big band degli anni ’30 e ’40.
  • Alcuni celebri artisti protagonisti dell’Era dello Swing continuarono la loro carriera confrontandosi senza problemi e con coraggio con le nuove tendenze musicali del Jazz e suonando insieme ad alcuni dei più importanti giovani: tra questi sicuramente Coleman Hawkins, Duke Ellington e Pee Wee Russel.
  • la sigla del celebre programma televisivo degli anni ’80 Drive In non è altro che un mascheramento del famoso brano Chattanooga Choo Choo, portato al successo dall’orchestra di Glenn Miller.

Mazz Jazz

index