Dischi che hanno fatto la storia: PARIS 1945 – History by music: PARIS 1945

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PLEASE FIND ENGLISH VERSION BELOW

Ci sono vinili che raccontano davvero, letteralmente, la nostra storia. Come nel caso di questo album, inciso e pubblicato all’inizio del 1945, un anno centrale e cruciale per la storia mondiale. Come il luogo in cui fu suonato e registrato, Paris, liberata dopo l’occupazione nazista e poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale. La gioia della Liberazione dall’oppressione è espressa dal più grande jazzista europeo di tutti i tempi, Django Reinhardt (che in quanto zigano aveva molti motivi per festeggiare la fine del nazismo, a cui era riuscito a sopravvivere grazie anche al suo talento musicale, al contrario di molti altri rom e sinti europei sterminati nei lager), che suona accompagnato da quelli che i titoli menzionano come The American All Stars (cioé alcuni validi ex-componenti dalla Big Band militare del defunto maggiore Glenn Miller, eroe non solo musicale che perse la vita nella campagna alleata). Al pianoforte c’è il grande Mel Powell, protagonista anche di due interessanti omaggi solistici a Fats Waller e Claude Debussy (per dire del legame tra Jazz e musica moderna), alla batteria Ray McKinley, che guida il suo trio.

I brani sono tutti stupendi (da citare classici standard riproposte in fantastiche intepretazioni come Stompin’ at the Savoy, How high the moon, Sugar, China boy, After you’ve gone e perle meno conosciute come If dream come true e Shoemaker’s apron), ma è soprattutto il contesto storico a rendere questo album unico: alcuni musicisti militari ancora stanziati in Europa durante le operazioni volte alla liberazione d’Europa che si ritagliano del tempo per suonare con uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Tra l’altro per le rigide norme della discografia statunitense i membri della band che accompagna Django dovettero suonare di nascosto e i loro nomi non vennero inizialmente pubblicati sui primi vinili.

Buon ascolto e buona Liberazione (ora e sempre) a tutti!

Mazz Jazz aka Professor Bop

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Some vinyls literally made history: it is the case of Paris 1945, an album played by Django Reinhardt and The American All Stars in the beginning of 1945. They were in the capital of France, after the Liberation of the city from the nazi occupation. So it was freedom and joy that led to this recording, that puts together the best european jazz artist with some great musician from the military Big Band that was directed by Major Glenn Miller, who died as a soldier during the military operations in Europe (he is then an hero, non only for musical reasons). We can find Mel Powell at the piano and Ray McKinley at the drums (leading his Trio) and one track is better then the previous one: classic standards such as Stompin’ at the Savoy, How high the moon, Sugar, China boy, After you’ve gone, but also less famous jewels like If dream come true e Shoemaker’s apron. And the music is obviously only one of the reasons that make this vinyls so important, when we consider history and the year 1945 as a focus point for our world.

Enjoy music and freedom!

🙂

Mazz Jazz aka Professor Bop

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Nasce l’HOT CLUB DE MILAN

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L’avevo già annunciato ed è giunto il momento: nasce una nuova realtà che ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la diffusione del Jazz ballabile. Si chiama Hot Club de Milan e avrà due sedi: una reale e concreta nelle iniziative che organizzeremo con il Circolo Culturale Italo Calvino (sezione Italo Jazz) di Milano, una virtuale in un gruppo Facebook omonimo appositamente creato in questi giorni. Il primo appuntamento sarà il 14 novembre nella Biblioteca Pubblica di Villa Litta (vedi fotografia in alto), mentre è già attivo il gruppo FB da me moderato (basta fare richiesta per essere iscritti qui). Entrambi hanno carattere nazionale (e non solo milanese, visto che siamo aperti a collaborazioni in tutta Italia) e auspicabilmente presto anche internazionale (con la completa traduzione in inglese, che per ora non posso fornire solo per questioni di tempo a disposizione).

L’idea è nata in realtà da più di un anno e trova ora concreta attuazione, con il fine di fornire uno spazio di approfondimento culturale, indipendente da interessi di tipo commerciale, per tutti coloro che nella scena swing (e non solo) siano interessati al confronto e allo scambio di informazioni e documenti. Uno spazio di ricerca la cui autonomia è garantita dalla trasversalità del fondatore (cioé il sottoscritto), che collabora con realtà diverse sul territorio nazionale, senza però far parte di alcun gruppo già costituito. Il tentativo non è scontato, nel momento in cui ai recenti European Swing Dance Championship significativamente uno dei workshop è stato dedicato ad affrontare i conflitti e le competizioni interne al mondo Lindy Hop a livello internazionale.

Chiaramente HCdM nasce anche per convogliare i miei contributi di carattere storico-musicale in un unico contenitore, dopo avere passato gli ultimi anni a pubblicare e scambiare opinioni su miriadi di gruppo FB, con il relativo dispendio di tempo ed energie. Un modo quindi anche per valorizzare il mio impegno e la mia passione di questi ultimi anni. Non solo attraverso il blog e ora HCdM, ma ovviamente anche con i miei dj set da fonomescitore (musicalmente consapevole e storicamente informato dei fatti 😉 e le “lezioni” interattive del PROFESSOR BOP SHOW, che esordiranno l’8 novembre a Novara. Proseguendo sulla strada del progetto THE SWING ERA. 1926-1946 SONG-BY-YEAR della primavera scorsa, che ha raggiunto con successo 8 diverse città in più di 10 appuntamenti, avrò ancora piacere a portare in giro per l’Italia le ultime novità di Mazz Jazz (aka Professor Bop). 😉

L’ispirazione (e la pronuncia) sono francesi, il riferimento è infatti lo storico Hot Club de France fondato a Paris nel 1931 dai critici, giornalisti e musicisti Hugues Panassié e Charles Delaunay. Senza risultare in alcun modo presuntuoso e con la necessaria modestia, vorrei infatti contribuire alla conoscenza e alla diffusione dei generi musicali che più amo, sia dal punto di vista di appassionato che di ballerino. Credo fermamente che il Jazz sia una forma culturale, non solo musicale, molto ricca, che possa aprire orizzonti di conoscenza e divertimento ampi e ricchi. Il ballo di questa musica può farci scoprire molto, in termini storici e sociali. Vale la pena di tentare, senza essere pesanti o pedanti, perché cultura e divertimento possono viaggiare insieme. Non condivido un approccio troppo “purista”, che ritengo non trovi riscontri nella storia della musica, che è viva quando si alimenta di commistioni e influenze reciproche (per dirne solo una: il Be Bop nasce da musicisti di Swing), quindi non voglio porre paletti ristretti di genere ed epoche. Ma è ovvio che il riferimento principale sono gli anni ’20, ’30 e ’40 e le forme che assunse la musica di origine (non solo) afroamericana: Hot Jazz, Swing, Blues, Early RnB, primo Be Bop. Onde evitare diatribe già troppo accese all’interno del mondo virtuale tra i fautori del Jazz Classico e quelli del Jazz Moderno, visto che amo questa musica in tutte le sue forme, ho deciso di tagliare la testa al toro e dedicare l’impegno dell’HCdM alle sole forme danzabili di questa meravigliosa musica. Non vorrei mai si riproponessero spaccature come quella all’interno dell’Hot Club de France tra i due principali fondatori a proposito del Be Bop (e comunque, anche per motivi politici non secondari, io sto con Delaunay)!

Il ruolo che invece mi piacerebbe avesse questa nuova realtà, che ho il piacere di fondare all’interno del nostro Circolo, è quello descritto nel bel libro Making Jazz French. Music and modern life in interwar Paris di J. H. Jackson (Duke University Press) a proposito dell’Hot Club de France: raccogliere appassionati, musicisti, critici con lo scopo di approfondire la conoscenza storica, sociale e culturale del Jazz. In questo Paris fu pioniera in Europa, grazie anche alla forza propulsiva dal punto di vista musicale del Quintet of the Hot Club de France capitanato da Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. La storica rivista Jazz Hot (di cui ho il piacere di possedere due originali del 1949 e del 1959, qui sotto in fotografia) svolse un ruolo organizzativo importantissimo, anche di collegamento con altre forme artistiche (si pensi a personaggi come Jean Cocteau e Boris Vian, che si diede lo pseudonimo di Vernon Sullivan per darsi un tono più jazzistico-americano).

Augurando a questa nostra nuova creatura lunga e buona vita, non posso che concludere con un po’ di musica dal ritmo scatenato e incalzante. Che abbiano inizio le danze!

The Quintet of the Hot Club de France – Nagasaki

🙂

Mazz Jazz (aka Professor Bop)

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A proposito di Jazz, Lindy Hop e Swing: lo sapevate che…

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Una breve rassegna di curiosità, notizie e fatti raccolti dallo scrivente secondo il proprio particolare e soggettivo punto di vista su questo meraviglioso mondo musicale.

JAZZ

  • Nel 1964 il celebre trombettista Dizzy Gillespie si candidò come indipendente alle elezioni presidenziali statunitensi. Dichiarò che in caso di vittoria la White House sarebbe diventata la Blues House e il suo governo sarebbe stato composto da: Duke Ellington (Secretary of State), Miles Davis (Director of the CIA), Max Roach (Secretary of Defense), Charles Mingus (Secretary of Peace), Ray Charles (Librarian of Congress), Louis Armstrong (Secretary of Agriculture), Mary Lou Williams (Ambassador to the Vatican), Thelonious Monk (Travelling Ambassador) and Malcolm X (Attorney General). Il ricavato della vendita dei materiali promozionali andò ad associazioni impegnati nella campagna per i diritti civili negli Stati Uniti (tra cui quella presieduta da Martin Luther King).
  • Django Reinhardt, francese di origine rom, quando fu scoperto come musicista viveva in una roulotte in un accampamento alle porte di Paris e suonava in strada.
  • Si dibatte ancora sul significato della parola Jazz: comparve per la prima volta nel 1913 come Jass e pare fosse un doppiosenso a sfondo sessuale, per indicare il “pepe” e il ritmo della musica Hot suonata a New Orleans.
  • Nella diffusione del Jazz nel mondo ebbero un ruolo fondamentale intellettuali statunitensi ed europei antifascisti (in particolare comunisti) come John Hammond e Charles Delaunay.
  • Non è del tutto vero che i regimi fascisti e nazisti proibirono il Jazz: era condannato come forma di musica degenerata perché d’origine negroide ed ebraica, ma vista la sua popolarità era a volte tollerata, a patto che fossero tradotti tutti i testi e non si desse troppo spazio al solismo e all’improvvisazione, a vantaggio di melodie più facili e leggere. Il ministro nazista Goebbels promosse addirittura per motivi di propaganda un’orchestra Swing, denominata Charlie and his orchestra.
  • Louis Armstrong fumò marijuana (le reefer cigarettes le cui qualità erano decantate in molti brani dell’epoca) durante tutta la sua vita e finì una volta in carcere per questo motivo. Scrisse anche una lettera al presidente Eisenhower per chiederne la legalizzazione.

LINDY HOP

  • Le orchestre preferite dal famoso ballerino Frankie Manning furono prima la formazione diretta da Chick Webb e dopo la scomparsa di quest’ultima la big band di Count Basie.
  • Al Savoy Ballroom nelle serate Swing non si ballava solo Lindy Hop, ma anche vari altri stili, tra cui Fox Trot, Big Apple, Charleston e perfino qualche Waltz!
  • Il Lindy Hop non è scomparso dopo la Seconda Guerra Mondiale, per essere riscoperto con il Revival che prese me mosse in Svezia e UK negli anni ’80 (con la riscoperta della figura di Manning); il Lindy rimase vivo nei quartieri neri di New York, grazie ad alcuni maestri e ballerini. In un certo senso restò a casa, prima di diffondersi nel mondo all’inizio del Ventunesimo Secolo.
  • Prima della riscoperta di Frankie come ambasciatore del Lindy Hop nel mondo, i ballerini più celebri erano considerati Al Minns e Leon James (che potete ammirare all’opera qui: Al & Leon at the Dupont Show of the Week). In effetti anche i non molti studi sulle danze Jazz di Harlem fino a circa 20 anni fa dimenticarono Manning, a favore di Al&Leon, che continuarono più a lungo la loro carriera (mentre Frankie divenne un postino).
  • Il primo provino di Billie Holiday fu come ballerina in uno speakeasy di Harlem. Per fortuna non era così brava, quindi per la fame si propose invece come cantante (dopo essere entrata di nascosto in alcuni locali in cui i neri e i poveri non erano ammessi).

SWING

  • Swing non è altro che un nome dato al Jazz per “scolorirlo” dalla connotazione razziale e “ripulirlo” dai doppisensi, in modo da poterlo offrire più facilmente al grande pubblico statunitense. In precedenza i dischi Jazz erano tradizionalmente rivolti al pubblico coloured e venivano chiamati race records (definizione che durerà fino a quando fu coniato alla fine degli anni ’40 il nome di rhythm and blues).
  • Molti degli artisti di colore durante l’Era dello Swing suonavano in locali in cui non sarebbero potuti entrare come spettatori o ballerini a causa della segregazione. Spesso durante i tour in giro per gli Stati Uniti, soprattutto nel Sud, dovevano mangiare da soli sui bus o in macchina, perché non accettati nei ristoranti. Alcuni musicisti bianchi, come Gene Krupa, finirono in carcere per avere protestato contro questa assurdità.
  • Non è facile stabilire quale fu la prima formazione “mista” composta da musicisti bianchi e neri. La maggior parte dei critici assegna questo primato a Benny Goodman, alcuni all’orchestra diretta da Charlie Barnet.
  • Per qualche decennio i critici musicali favorevoli al cosiddetto Jazz moderno criticarono lo Swing come musica troppo facile e commerciale, dimenticando che praticamente tutti i Beboppers cominciarono e si formarono proprio nelle big band degli anni ’30 e ’40.
  • Alcuni celebri artisti protagonisti dell’Era dello Swing continuarono la loro carriera confrontandosi senza problemi e con coraggio con le nuove tendenze musicali del Jazz e suonando insieme ad alcuni dei più importanti giovani: tra questi sicuramente Coleman Hawkins, Duke Ellington e Pee Wee Russel.
  • la sigla del celebre programma televisivo degli anni ’80 Drive In non è altro che un mascheramento del famoso brano Chattanooga Choo Choo, portato al successo dall’orchestra di Glenn Miller.

Mazz Jazz

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