Il brano da isola deserta: WEST END BLUES (1928)

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Il giochino è conosciuto e ovviamente resta tale, senza prenderlo troppo sul serio. Ma se foste costretti a scegliere un solo brano da portarvi sulla famosa isola deserta, vuoi quale portereste con voi per allietare le vostre solitarie giornate?

Io no ho dubbi: porterei la versione di West End Blues interpretata nel 1928 da Louis Armstrong e i suoi Hot Five, nella formazione in cui al piano sedeva il grande Earl Hines.

Il brano, un classico Blues in 12 misure dedicato ad un famoso locale su un lago nei pressi di New Orleans, fu composto poco prima dal primo (e forse unico Re) del Jazz, King Oliver e divenne presto celebre in diverse versioni, tra cui una anche vocale della meravigliosa orchestra di Clarence Williams. Un’altra gioiello musicale è la versione orchestrale in chiave Swing della formazione guidata da Charlie Barney, del 1944.

Ma se scelgo questa versione è perché in questi 3 minuti circa di musica, incisi agli albori del Jazz nel 1928, c’è tutto: l’incipit di tromba forse più famoso di tutti i tempi, lo scat singing e un secondo assolo di tromba straordinario di Pops che contengono tutta l’arte improvvisati, un intervento di Hines che anticipa di decenni gli sviluppi musicali successivi. E un motivo armonico-melodico che ti entra in testa e non ti lascia più. Insomma, tutto quel che ci rende felici di questa musica.

Quale la vostra scelta invece?

Mazz Jazz aka Professor Bop

 

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Una grande orchestra Jazz: EARL HINES A CHICAGO (1928-1947)

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Se si volesse scegliere una sola Big Band che ha fatto la storia, sarebbe facile pensare in primis alla formazione diretta da Basie (lo Swing per eccellenza), all’orchestra di Ellington (dal livello stratosferico che andò ben al di là del solo Jazz) o alla titolata compagine di Goodman (soprannominato The King of Swing).

Vorrei però proporre un’organizzazione (come la chiamava il suo capobanda) che ebbe sede prevalentemente a Chicago, tra il 1928 e il 1947. Sto parlando ovviamente di Earl Hines, che fu direttore dell’orchestra resident al Grand Terrace (NB sì, proprio il locale di Al Capone) fino alla sua chiusura nel 1940 e che poi continuò con altri ingaggi tra Chicago e ripetuti tour in giro per gli Stati Uniti (anche nel Sud, dove furono la prima formazione con musicisti neri ad esibirsi).

Ci sono una serie di motivi che mi fanno ritenere questa orchestra particolamente importante nella storia del Jazz del Novecento. Intanto la qualità musicale dei suoi componenti, che non aveva nulla da invidiare alle altre formazioni che divennero poi più celebri. Volendo citare solo una selezione dei fantastici musicisti che gravitarono intorno alla Big Band di Hines: il sassofonista/clarinettista Budd Johnson, il sassofonista/arrangiatore Jimmy Mundy, il trombettista/violinista Ray Nance, il trombettista Freddie Webster, il trombonista Trummy Young, i pianisti Teddy Wilson e Nat “King” Cole (che in alcune occasioni sostituirono Hines, impegnato nella direzione). Dulcis in fundo: Dizzy Gillespie e Charlie Parker, che proprio prima di segnare indelebilmente la storia della nostra musica con la svolta Be Bop suonarono per alcuni anni con questa orchestra (ed è un grandissimo peccato che non siano rimaste registrazioni di questo periodo!).

Non ho ancora menzionato proprio lui, Earl Hines, uno dei pianisti Jazz più importanti e talentuosi di sempre, che ha composto, eseguito ed improvvisato alcune pagine fondamentali della storia musicale del secolo scorso. Sì perché con il suo trumpet style piano, insieme ad Armstrong, portò il Jazz dallo stile New Orleans al solismo della seconda metà del Novecento (e il piano dallo Stride allo Swing), cioè a quello che viene considerato il Jazz vero e proprio e che poi verrà chiamato anche Swing tra gli anni ’30 e ’40.

Non si può a tale proposito ad esempio non conoscere questa loro registrazione del 1928, un dialogo musicale che contiene in nuce tutta la storia musicale dei gloriosi decenni a seguire:

Armstrong-Hines: “Weather Bird” (1928)

Non è un caso che Hines si trovasse a Chicago, la città dove si è verificato questo scambio/passaggio decisivo tra influenze, migrazioni e stili musicali, che ha portato il Jazz da New Orleans a New York (intendendole come simboli rispettivamente del Jazz tradizionale e di quello moderno). E in diretta dalla Grand Terrace negli anni ’30 venivano radiodiffuse delle popolarissime trasmissioni di musica dal vivo, che anticiparono il successo di Goodman e prepararono il campo alla Swing Craze.

Si può ascoltare su YouTube ad esempio un prezioso documento di queste conduzioni radiofoniche (con il presentatore che introduce i brani nella pause tra l’uno e l’altro), risalente al 1937:

Earl Hines & His Orchestra broacast from the Grand Terrace, Chicago (1937)

E se in fatto di Swing Earl Hines non aveva nulla da invidiare agli altri grandi dell’epoca, il ruolo storico della sua formazione è legato anche alle evoluzioni musicali che la musica conobbe negli anni finali di questa formazione, in cui Gillespie e Parker si trovarono fianco a fianco a suonare diretti dal pianista originario dei dintorni di Pittsburgh. Non pochi hanno infatti sostenuto che alcune delle innovazioni del Be Bop avessero radici nel suo stile di improvvisazione pianistica, ispirato a sua volta dal modo di suonare i fiati nel Jazz.

Giusto quindi dare risalto a questo grande artista e a tutti i componenti della sua straordinaria Big Band nel periodo d’oro del Jazz (in cui scalava le vette delle classifiche di vendita e ascolto!).

Buona estate e buone danze a tutti!

🙂

Mazz Jazz

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